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No, il bagaglio a mano non si deve pagare: Ryanair perde la causa

Del resto la compagnia aerea punta tutto sui costi extra: l'anno scorso solo di "accessori" ha incassato oltre 4,7 miliardi di euro.

Ancora a spillare soldi per il bagaglio a mano? E invece no. Stavolta vi tocca fare marcia indietro. Un tribunale spagnolo – Salamanca, per la precisione – ha fatto decollare il verdetto: la compagnia dovrà rimborsare un passeggero che s’è visto addebitare il costo del bagaglio a mano su cinque voli in cinque anni. Totale del sovrapprezzo? 147 euro.

Ma il punto non è la cifra. Il punto è che, stavolta, un giudice ha detto basta.

‘Sta cosa che un biglietto aereo costa 50 aereo ma quando poi inizia ad aggiungere accessori su accessori (di quelli fondamentali eh) ti ritrovi a spendere come nulla 300 euro, non si può proprio reggere. Il tribunale ha ribadito un concetto base – roba che non servirebbe neanche un’aula per capirlo: il bagaglio a mano è parte ESSENZIALE del volo. Se paghi un biglietto, almeno quello dovrebbe essere incluso.

Certo, le compagnie possono stabilire limiti di peso e dimensioni. Ma devono essere chiari, onesti, scritti in grande, non nei piedi di pagina. Non che ti vendono il volo a 9,99 euro e poi ti spennano al gate perché hai messo dentro il phon. Il passeggero spagnolo, sostenuto dall’associazione Facua (una sorta di Altroconsumo alla spagnola), ha fatto ricorso. E ha vinto. Non solo perché aveva ragione – spoiler: ce l’aveva – ma perché la legge spagnola sulla navigazione aerea dice chiaramente che il bagaglio a mano dev’essere incluso nel prezzo del biglietto.

Ryanair, invece, ha fatto la furba: troppo rigida su peso e dimensioni. Il trolley era un filo più grande del consentito? Sì. Ma, come ha detto il giudice, “in modo irrilevante”” Tradotto: state facendo i fiscali solo per far cassa, non per motivi di sicurezza.

Ma in Europa ognuno fa come gli pare

E qui casca l’asino (anzi, l’aereo): non esiste ancora uno standard europeo valido per tutti. Ogni Paese, ogni giudice, ogni compagnia fa come vuole. Ma attenzione: le sentenze contro Ryanair & Co. iniziano a sommarsi. Ogni volta che un giudice boccia queste pratiche, ci si avvicina un po’ di più al giorno in cui il bagaglio a mano tornerà ad essere un diritto, non un lusso da business class. La normativa UE dice che il bagaglio è parte integrante del volo. Quindi, entro limiti “ragionevoli”, dovrebbe essere sempre incluso nel prezzo. Il problema? Nessuno ha ancora deciso cos’è “ragionevole”.

Per alcuni è 10 kg, per altri 7. Per Ryanair bastano due mutande e una T-shirt.

Nel frattempo, le compagnie cambiano policy ogni due per tre, e le associazioni dei consumatori stanno provando a spingere per una regolamentazione unica, chiara e obbligatoria. 

Quanto guadagna Ryanair dai costi “extra”

Intanto, c’è una notizia: Ryanair è diventata la prima compagnia aerea in Europa a superare i 200 milioni di passeggeri in un solo anno. Nessuno prima c’era riuscito. Chapeau. Un risultato da record, che però arriva con qualche nota stonata. Sì, perché nonostante i numeri da capogiro, il bilancio finale è un po’ meno scintillante. L’utile netto? 1,61 miliardi di euro. Niente male, certo, ma in calo rispetto all’anno prima. Com’è possibile? I voli sono aumentati, i passeggeri pure, ma tra guerre, scioperi, ritardi nella consegna degli aerei Boeing e altre amenità, il colosso irlandese ha dovuto navigare a vista.

In più, nel 2024 volare con Ryanair è costato in media il 7% in meno. Ottima notizia per i viaggiatori, un po’ meno per chi gestisce i conti. E infatti, a tenere in piedi il modello di business ci hanno pensato gli “extra”: tutto quello che paghi a parte e che ormai è diventato parte integrante dell’esperienza Ryanair.

Parliamo di bagagli, posti riservati, imbarco prioritario, snack, acqua, gratta e vinci e chi più ne ha più ne metta. Una macchina da soldi: solo da questi servizi opzionali Ryanair ha incassato oltre 4,7 miliardi di euro. Come dicevamo, il biglietto magari lo paghi 19,99 euro, ma alla fine tra un supplemento e l’altro arrivi tranquillamente al prezzo di un hotel.

E la compagnia lo sa bene: è lì che si gioca la vera partita.

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