Ogni neo-genitore se lo è chiesto all’ennesimo risveglio di soprassalto: quello che sento è mio figlio o una sirena antincendio? Un gabbiano scorticato sulla battigia? Gente che fa sue e giù sulle montagne russe? Interno notte: tre e diciassette del mattino e hai già provato latte, pannolino, ciuccio, ninna nanna, passeggiatina a pancia in giù, canti gregoriani, passeggiatina a pancia in su, death metal, co-sleeping, bed sharing, sarcazzing… ma niente: Lui/Lei non ne vuol sapere mezza e continua a piangere imperterrito/a/. I vicini del piano di sotto ti stanno per addebitare il costo dei tappi e della melatonina, quella del piano di sopra ha fatto serata e pesta come una tanguera per collassare in pace.
Che ca*** puoi fare?!
In Giappone qualcuno ha pensato che, invece di fingere biecamente che tutto questo non esista e che “semplicemente” passi, forse è meglio costruirci attorno un servizio… Et voilà, i “caffè del pianto” sono serviti.
Cosa sono i caffè del pianto notturni
Parliamo di luoghi aperti di notte dove mamme, papà e soprattutto neonati insonni possono rifugiarsi senza sentirsi giudicati, senza preoccuparsi di disturbare il condominio e, soprattutto, senza lasciare i genitori – in primis le mamme – siano fo**utamente soli ad affrontare la parte più dura dei primi mesi di vita della nananza.
Il nome è un po’ fuorviante, perché non sono dei semplici bar dove andare a fare scorta di caffè in vena, meglio se corretto. Sono spazi gratuiti attrezzati con fasciatoi, aree per l’allattamento, tappeti dove i bambini possono gattonare e addormentarsi e volontari pronti a dare una mano o semplicemente ad ascoltare genitori con le occhiaie più grosse di una valigia e con un debito di sonno degno di un prestito. Sicuro qualche macchinetta per bevande calde c’è, ma soprattutto c’è un rifugio per chi, nel cuore della notte, si sente completamente solo e impotente di fronte a quei fagottini pieni di decibel inarrestabili.
Dove nascono i caffè del pianto
Il fenomeno sarebbe nato da un manga pubblicato nel 2023, Yonakigoya, (“La casa del pianto notturno”) nel quale la fumettista Kenemoto aveva immaginato un rifugio che compariva solo di notte per salvare madri esauste. L’idea ha colpito così tanto i lettori da uscire dalla carta del fumetto e trasformarsi in iniziative reali, che oggi si stanno moltiplicando in diverse prefetture del Paese: in Tokushima i “caffè del pianto” vengono organizzati periodicamente da un centro di sostegno alla genitorialità; a Seto una libreria apre la sera con ostetriche ed educatrici volontarie; a Tokyo – decisamente più mondana – è nato uno spazio ispirato direttamente al manga.
Uno dei caffè del pianto più noti si trova a Memuro, nell’isola di Hokkaido: qui c’è un locale specializzato in french toast che, dalle nove di sera alle sei del mattino, una notte alla settimana apre esclusivamente per i genitori con i bambini piccoli. L’idea è venuta alla proprietaria Madoka Nozawa dopo aver vissuto in prima persona notti infinite con la figlia neonata mentre il marito doveva alzarsi presto per andare al lavoro: «Vorrei che questo fosse un posto dove le persone capissero di non essere sole», ha spiegato. Anche in Giappone, infatti, non stanno messi benissimo: i padri continuano spesso a lavorare fino a tarda sera, molte madri trascorrono le notti completamente sole con bambini che non smettono di piangere… e inevitabilmente anche lì il crollo delle nascite è un tema.
C’è da dire che nel Paese del Sol Levante il terreno era già pronto. Dal 2013, esiste il cosiddetto rui katsu (ricerca delle lacrime), un movimento che promuove il pianto di gruppo come pratica terapeutica, visto che piangere in pubblico per i giapponesi è ancora un tabù. Nel 2020, alcuni imprenditori si sono allora inventati i crying café, piccoli locali o stanze d’hotel dedicati esclusivamente a chi vuole dare libero sfogo al magone… Eh beh, chi meglio di una neomamma desidera sfogare la disperazione?! E così sono arrivati i nighttime crying café.
Preparate i fazzoletti!









