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No vabbè! Ecco le 6 recensioni più assurde mai scritte su un aperitivo milanese

Milano è la capitale italiana dell’aperitivo, lo sapete. È un rito quotidiano che prende piede quando si esce dall’ufficio, ci si incontra e si ordina uno spritz o un gin tonic. È lì e solo lì che, per un’ora, la città rallenta. Intorno a questo momento ruota un intero ecosistema di bar, locali e bistrot, […]
30 Marzo 2026

Milano è la capitale italiana dell’aperitivo, lo sapete. È un rito quotidiano che prende piede quando si esce dall’ufficio, ci si incontra e si ordina uno spritz o un gin tonic. È lì e solo lì che, per un’ora, la città rallenta. Intorno a questo momento ruota un intero ecosistema di bar, locali e bistrot, ognuno con centinaia o migliaia di recensioni online. Alcune sono utili, raccontano davvero com’è il servizio o cosa si mangia. Altre, invece, finiscono per diventare involontariamente comiche. Non perché siano necessariamente scritte male, ma perché raccontano aspettative così specifiche, o così impossibili, da trasformarsi in piccoli racconti surreali. Abbiamo raccolto alcune delle recensioni più assurde che si possono incontrare cercando un aperitivo a Milano. E se una di queste l’hai scritta tu, bene amico o amica, hai tutta la nostra stima. Almeno per l’originalità.

“Location carina ma non abbastanza instagrammabile”

Il giudizio non riguarda il drink, né il servizio. Riguarda lo sfondo. Il locale è carino, si beve bene, ma manca qualcosa: non è abbastanza “instagrammabile”. La recensione sottintende che l’esperienza non si esaurisce al tavolo, ma deve funzionare anche nello schermo di uno smartphone.

A Milano questo succede spesso. L’aperitivo è diventato anche un set, e il locale ideale deve offrire luci giuste, colori coerenti e un angolo che regga bene nelle storie. Bere bene non basta, serve anche uno sfondo all’altezza.

“Il ghiaccio si è sciolto”

Si vola altissimo. Qui il problema è più complesso, perché coinvolge direttamente le leggi della fisica. Il ghiaccio, nel tempo, si scioglie. È inevitabile. Ma in questa recensione quantomeno originale diventa un difetto del locale, quasi una mancanza di attenzione. In realtà il ghiaccio si scioglie spesso perché l’aperitivo si allunga, tra chiacchiere e foto. È uno di quei casi in cui il tempo dell’aperitivo e quello del drink non coincidono perfettamente. Eppure qualcuno lo ha scritto.

“Spritz buono ma troppo arancione”

Lo spritz è arancione. È la sua identità. Aperol, prosecco e soda. Il colore è esattamente quello che ci si aspetta. Eppure, ogni tanto, qualcuno lo segnala come un difetto, com’è successo in questo caso.  Inutile ribadire come il problema non sia il drink, ma l’aspettativa. Si cerca qualcosa di familiare, ma allo stesso tempo si rimane sorpresi da ciò che lo rende riconoscibile. A lui (o lei) che ha scritto questa recensione, alla fine, cosa vogliamo dire?

“Il menù era troppo lungo”

Quando l’offerta è infinita, anche la scelta può diventare un problema. Menu con decine di cocktail, gin da ogni parte del mondo, varianti di spritz e proposte stagionali. A Milano è normale trovare locali con un’offerta molto ampia.

Eppure, davanti a troppe opzioni, è facile bloccarsi. Il menù diventa lungo e dispersivo e quindi l’abbondanza si trasforma in indecisione. È il paradosso di una città che offre tutto e in cui scegliere diventa paradossalmente la parte più difficile. Chi ha scritto questa recensione avrà avuto una giornata difficile, forse. O ha usato troppo Chat GPT per riassumere mail, documenti e call. Impegnati amico, è per il tuo bene. Almeno a tavola.

“I piatti erano troppo caldi”

Lo diciamo subito: questa recensione è stata scritta a Luglio. E Milano a Luglio può raggiungere temperature degne del Sahara. Probabilmente dietro c’è un’aspettativa molto precisa: qualcosa di pronto subito senza dover aspettare. Il risultato però diventa un giudizio che suona quasi surreale. Piatti caldi, ma non troppo. Servizio veloce, ma non troppo veloce. È un equilibrio sottile che non sempre è facile da raggiungere.

“Una stella: la focaccia non era come quella di mia nonna”

Questa è forse la più inevitabile. La cucina italiana ha un parametro implicito che nessun locale può davvero raggiungere: la cucina di casa. Ogni piatto viene confrontato con un ricordo personale.

Il problema è che quel confronto è impossibile da vincere. La nonna non è un benchmark realistico, ma resta comunque il punto di riferimento. Ecco quindi che una focaccia perfettamente riuscita può diventare deludente, semplicemente perché non è quella di casa.

L’aperitivo raccontato dalle recensioni

Le recensioni online raccontano molto più dei locali. Raccontano il modo in cui viviamo l’esperienza.

A Milano l’aperitivo è quasi una piccola istituzione. Ognuno ha le sue abitudini e il suo modo di viverlo. E quando queste aspettative non vengono soddisfatte, anche nei dettagli più piccoli, nasce la recensione. La sensazione è che a volte, più che il locale, è la recensione a raccontare chi l’ha scritta.

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