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Solo per dirvi che in Cina sta nascendo un hotel gestito solo da robot

Niente receptionist, né facchini in carne e ossa: solo robot in grado di fare tutto. Anche premere il tasto giusto dell'ascensore...
20 Luglio 2026

Nel 2027, nella provincia cinese del Guangdong, dovrebbe aprire il primo «full-scenario robot-serviced hotel» al mondo. Non sarà il primo albergo ad avere robot al lavoro, ma il primo in cui l’intera esperienza del cliente, dal check-in alla pulizia della stanza, dovrebbe essere affidata a uno stuolo coordinato di “macchine addestrate”. Insomma, non troverete un cameriere o un concierge in carne e ossa nemmeno a pagarlo. Anzi, i robottini alla reception saranno addestrati proprio per rimandare al mittente eventuali mance.

Come sarà strutturato l’hotel

La struttura avrà 44 camere di fascia alta, un ristorante, una palestra e robot incaricati di accoglienza, trasporto bagagli, consegne, pulizia, sicurezza e perfino «compagnia interattiva», nel caso aveste voglia di fare due chiacchiere o lamentarvi del servizio. Avevamo appena imparato a convivere con i camerieri robot nei ristoranti, quelle specie di comodini luminosi che attraversano la sala portando ravioli e bibite… e fra poco dai “comodini” passeremo all’intero albergo.

Il progetto è stato annunciato da Pudu Robotics insieme alla Shenzhen Culture & Tourism Industry Development, con l’idea di eliminare quasi del tutto l’intervento umano. Prima dell’apertura completa, prevista per l’inizio del 2027, alcune camere saranno messe a disposizione del pubblico per sperimentare tutti i servizi intelligenti: una “fase pilota” che nel turismo tradizionale si chiama “che Dio ce la mandi buona”.

Robot in giro per gli alberghi ce ne sono da anni. Il vero salto tecnologico sarà farli collaborare attraverso un’unica infrastruttura digitale. PuduFM 1.0 e PuduAgent dovrebbero permettere a macchine diverse di condividere informazioni, capire parole e gesti, modificare i percorsi e reagire ai cambiamenti dell’ambiente. Il robot delle pulizie saprà che nel corridoio sta arrivando quello con le valigie, che a sua volta saprà che l’ascensore è occupato dal robot delle bibite: una popolazione meccanica numerosa, dunque, e molto specializzata. Alcuni nomi? FlashBot si occuperà delle consegne in camera e della vendita automatizzata; il PUDU T300 trasporterà carichi fino a 300 chili e sarà capace di usare autonomamente gli ascensori, opzione che già lo rende superiore a molti ospiti alle prese con il pulsante del piano. I modelli CC1 Pro e MT1 pattuglieranno pavimenti e corridoi, individuando i rifiuti attraverso l’intelligenza artificiale. Attenzione anche a BellaBot Pro, che servirà il caffè chiacchierando con i clienti; KettyBot Pro, che distribuirà snack e drink; altri automi che saranno utilizzati per l’intrattenimento.

Niente di nuovo eh

La Cina non parte da zero. Nel 2019 Alibaba aveva già inaugurato a Hangzhou il FlyZoo Hotel, dove il riconoscimento facciale consentiva di effettuare il check-in, prendere l’ascensore ed entrare in camera in autonomia, mentre piccoli robot consegnavano asciugamani e cibo e un braccio meccanico preparava il welcome cocktail. Per lasciare la struttura bastava premere un pulsante sull’app e il conto veniva addebitato sulla carta. Taaac! Senza sguardi curiosi alla reception, senza chiacchiere inutili…

Anche l’automazione alberghiera è già da un pezzo un fenomeno industriale. Il gruppo cinese H World ha già attivato terminali automatici e robot per bagagli, consegne e pulizie in oltre 3.200 hotel. Nella catena economica Haiyou, cento camere possono essere gestite da circa dieci dipendenti, contro i trenta-ottanta che di solito lavorano negli alberghi della stessa categoria. Quindi, se pensavate che l’AI avrebbe sfanculato solo i maghi di Excel e i re del PowerPoint vi sbagliavate di grosso: qui l’onda anomala spazza via tutti.

Chiaro, non è garantito che tutto funzioni come da business plan e c’è un precedente storico a far drizzare le orecchie. Nel 2015, in Giappone, aprì l’Henn na Hotel, riconosciuto come il primo hotel al mondo servito da robot, con 243 automi in servizio. Nel 2019 più della metà vennero pensionati, perché invece di facilitare il lavoro dei dipendenti umani, li facevano tribolare ancora di più. Tipo? L’assistente nelle camere scambiava il rumore del russare come una richiesta, quindi svegliava i clienti per sapere che cosa volessero. Altri robot non riuscivano a rispondere alle domande più semplici o dovevano andare spesso in riparazione. Il risultato è stato un modello ibrido, con le macchine relegate a fare soltanto quello in cui funzionavano davvero.

Certo, 12 anni sono un’era tecnologica e Pudu assicura di avere imparato bene dagli errori del passato. Funzionerà? Vedremo con i test di fine anno. Non avete una gran voglia anche voi di passare le vacanze di Natale a vedere se i robot sanno distinguere davvero un asciugamano usato da uno appoggiato male? O con chi potremo parlare quando cerchiamo il responsabile? Forse a un altro robot con l’AI ancora più avanzata.

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