Chi l’avrebbe mai detto che il panino preparato a casa sarebbe diventato un caso internazionale? Eppure è successo. La polemica scoppiata in alcuni stabilimenti balneari della Puglia, dove ai clienti sarebbe stato vietato di portare e consumare cibo da casa, è arrivata fino alle pagine del Guardian, che ha ribattezzato la vicenda con un nome destinato a far discutere: “Panino Police”.
Che bello fare sempre figure di mer… a livello internazionale.
Tra segnalazioni di bagnanti, accuse di controlli all’ingresso dei lidi e interventi della politica, la questione sta facendo parecchio rumore. Ma alla fine, si può davvero entrare in spiaggia (nello stabilimento) con il proprio panino oppure no?
Il Guardian e la “Panino Police”
Il quotidiano britannico ha dedicato un articolo alla vicenda dei lidi italiani che vieterebbero l’ingresso con cibo e bevande portati da casa, spiegando come il tema sia diventato l’ultimo capitolo della lunga lista di regole e divieti che caratterizzano alcune spiagge italiane.
Secondo quanto riportato, la situazione si è accesa soprattutto nelle ultime settimane, dopo che Consumerismo No Profit ha ricevuto numerose segnalazioni da parte di bagnanti che frequentano stabilimenti della Puglia.
Alcuni raccontano di essersi visti vietare il classico pranzo al sacco, altri sostengono addirittura di essere stati controllati all’ingresso del lido per verificare l’eventuale presenza di cibo nelle borse. Episodi che hanno attirato l’attenzione anche fuori dall’Italia.
Decaro: “Il mare è un bene comune”
Sulla vicenda è intervenuto anche Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia, che si è schierato apertamente dalla parte dei bagnanti con un lungo post pubblicato su Facebook.
“Già il costo degli ombrelloni e dei lettini è esorbitante ma poi, nel nome di un presunto decoro, possiamo chiedere a chi sceglie uno stabilimento balneare di mangiare solo ed esclusivamente all’interno del bar e del ristorante di quello stabilimento?”
Decaro ha poi ricordato che in Puglia esistono già regole precise sul rispetto dell’ambiente.
“Le regole sul decoro in Puglia ci sono già. Dal 2019 è vietato in spiaggia utilizzare plastica monouso, quindi chi porta il cibo da casa può utilizzare soltanto posate e stoviglie biodegradabili. Non si può portare del cibo in qualunque maniera. Stiamo lavorando per trasformare il mare sempre di più in una esperienza di libertà per i pugliesi e per le tante persone che vengono da fuori a scoprire la nostra regione. Il mare è un bene comune, non può diventare un lusso e su questo principio non si può tornare indietro.”
Cosa dice la legge
A fare chiarezza è intervenuto anche Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ai microfoni di Adnkronos.
Secondo Dona, i cartelli che vietano di introdurre cibo e bevande oppure le clausole presenti nei regolamenti di alcuni stabilimenti sarebbero illegittimi.
“La situazione non è migliorata, lo fanno soprattutto gli stabilimenti di lusso ma anche quelli tradizionali, sia con il classico cartello che vieta di introdurre cibo e bevande, oppure all’interno delle condizioni contrattuali che si trovano sui siti dei lidi e degli stabilimenti. Si tratta di un comportamento illecito.”
Il motivo riguarda proprio la natura della concessione balneare.
“La concessione riguarda solo i servizi spiaggia e su questi il concessionario, il gestore dello stabilimento, ha un’esclusiva. Non mi potrei presentare naturalmente con il mio ombrellone o con la mia sdraio, perché proprio su quell’oggetto della concessione il gestore ha un’esclusiva. Ma non ha nulla a che fare con la somministrazione di cibo e bevande e questo vale anche nel caso in cui quel lido abbia un bar o un ristorante.”
Secondo Dona, ogni bagnante ha il diritto di entrare nello stabilimento con il proprio pranzo.
“Il divieto di introdurre cibo è del tutto illegittimo.”
Il limite riguarda piuttosto il rispetto degli altri ospiti e il decoro. Una bottiglietta d’acqua, un panino, una vaschetta di lasagne o perfino una borsa frigo rientrano nei comportamenti consentiti.
Discorso diverso se qualcuno decidesse di trasformare lo spazio tra gli ombrelloni in una tavolata da Ferragosto, con barbecue improvvisati o pranzi di famiglia che finiscono per disturbare chi gli sta intorno.
Anche sul tema dei controlli all’ingresso la posizione è netta: gli addetti degli stabilimenti balneari non possono ispezionare né perquisire le borse dei clienti.
Il gestore, una volta entrati, può eventualmente indicare un’area dedicata al consumo del cibo portato da casa. Se questa zona non esiste, il pranzo può essere consumato anche sotto il proprio ombrellone.
Insomma, il panino preparato in cucina continua a far discutere più di certi tormentoni estivi. E mentre il dibattito rimbalza fino al Regno Unito, una cosa è certa: quest’estate anche una semplice borsa frigo è riuscita a diventare un caso internazionale.









