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Ma che fine ha fatto The Core, il club più esclusivo di Milano? Lavori fermi e soci incaz*ati

I soci sarebbero "neri", comprensibilmente, e secondo diverse ricostruzioni decine di membri starebbero valutando una class action.
3 Giugno 2026

Tempo fa vi avevamo parlato dell’apertura di The Core, il club newyorkese tra i più esclusivi al mondo, fondato nel 2005 da Jennie e Dangene Enterprise, in Corso Matteotti 14, a due passi da San Babila. Roba d’elite eh: negli States l’iscrizione costa oltre 50mila dollari, qui un po’ meno, 10mila euro più la quota annuale. Ma non basta avere i soldi per iscriversi al club: si viene selezionati solo se – oltre ad avere molto grano, in effetti, si è appartenenti a tredici specifiche categorie professionali: moda, media, tecnologia, ristorazione, design, automotive, finanza, energia e biotecnologie, arte e cultura, architettura, immobiliare, legislativo e governativo, consulenza e servizi. Vabbè, dicevamo: che fine ha fatto The Core? Oggi il club privato super esclusivo esiste più sulla carta che nella realtà.

The Core Milano, brief al volo

L’idea iniziale era ambiziosissima: creare a Milano un club internazionale per pochi selezionatissimi membri, sul modello dei grandi private members club americani e londinesi.

Dentro al palazzo di corso Matteotti sarebbero dovuti nascere ristoranti, bar, terrazze, spazi fitness, sale riunioni, library, aree eventi, mostre, cinema e networking globale per imprenditori, professionisti e nomi ultra premium. Il tutto in pieno stile club privato internazionale: discrezione assoluta, accesso limitato e membership costosissime.

L’annuncio, ai tempi, aveva attirato parecchia attenzione nella Milano del lusso. Anche perché la location era clamorosa: uno stabile enorme nel pieno centro della città, in una delle zone più ambite del quadrilatero. L’apertura inizialmente era prevista entro il 2022. Poi sono iniziati gli sbatti.

Oltre 10 milioni già raccolti

Secondo quanto riportato da diverse fonti finanziarie, The Core Milano avrebbe già raccolto oltre 10 milioni di euro soltanto dalle fee d’ingresso. I numeri fanno impressione: circa 700 iscritti avrebbero aderito al progetto pagando quote comprese tra i 10mila e i 50mila euro a testa.

E dopo l’apertura sarebbero dovate arrivare anche quote annuali tra i 18mila e i 30mila euro. Il problema è che il club, ad oggi, non ha ancora aperto.

Il cantiere è andato avanti per anni a rilento, poi si è fermato, poi è ripartito. Nel frattempo Milano ha continuato a correre velocissima nel settore hospitality e luxury club. Sono arrivati posti come Casa Cipriani e The Wilde, mentre cresce l’attesa per Soho House. The Core invece è rimasto sospeso in una specie di limbo.

Per tamponare la situazione, il club ha messo a disposizione una sede temporanea in via della Spiga 15 e alcuni servizi alternativi per i soci, come concierge, eventi esclusivi e accessi al club di New York. Ma per molti membri il punto resta uno: loro avevano comprato l’idea di un palazzo esclusivo a Milano, non un progetto itinerante.

Soci sul piede di guerra: si parla di class action

I soci sarebbero “neri”, comprensibilmente, e secondo diverse ricostruzioni decine di membri starebbero valutando una class action. La domanda che circola tra gli iscritti è abbastanza semplice: cosa è stato realmente venduto?

Una membership internazionale? Un club futuro? Un accesso a servizi premium? Oppure un progetto immobiliare che oggi rischia concretamente di saltare? Il tema è delicato soprattutto perché molti dei soci coinvolti sarebbero nomi molto noti dell’imprenditoria e dell’alta borghesia milanese.

Il cuore della vicenda è soprattutto immobiliare.

L’edificio appartiene alla Provincia Veneta dell’Ordine dei Servi di Maria e nel 2019 era stato dato in locazione alla società Core Milan con un contratto commerciale di lunghissimo periodo, fino a quarant’anni. Successivamente però la struttura societaria cambia.

Core Milan mantiene la parte legata ai soci e all’operatività del club, mentre Core Matteotti conserva il contratto immobiliare. Poi, nell’estate 2025, entra in scena Reinvest. La società firma con l’americana Core LLC un accordo per sviluppare insieme The Core Milano. L’intesa prevede il passaggio di Core Matteotti a Reinvest e una sublocazione ultranovennale a Core Milan.

A quel punto il cantiere riparte e Reinvest sostiene di aver ripianato debiti per diversi milioni di euro.

La frattura però arriva sulle garanzie economiche. Secondo Reinvest, le fideiussioni e le garanzie da oltre 10 milioni di euro necessarie per validare il futuro subaffitto non sarebbero mai arrivate nei tempi previsti. Per questo motivo la società considera il contratto risolto per inadempienza.

E il prossimo passo potrebbe essere pesantissimo: esporre il cartello “Affittasi” sul palazzo.

La replica di The Core

Dall’altra parte, la società americana Core LLC respinge le accuse. Secondo quanto dichiarato, sarebbero già stati investiti oltre 10 milioni di euro nel progetto milanese tra progettazione, pratiche burocratiche, lavori, attività culturali e servizi dedicati ai soci.

Core LLC sostiene inoltre che il contratto sia ancora valido e vincolante e che l’apertura del club resti prevista per la primavera 2027, una volta conclusi i lavori di ristrutturazione.

Insomma: per una parte il progetto sarebbe sostanzialmente saltato, per l’altra starebbe semplicemente accumulando ritardi. Nel mezzo restano i soci, il cantiere e una quantità impressionante di tensioni.

Sullo sfondo spunta anche il caso Epstein

A rendere la vicenda ancora più controversa c’è anche un dettaglio emerso dalle recenti carte americane del caso Epstein-Maxwell.

Il progetto The Core Milano era infatti collegato anche a Dangene e Jennie Enterprise. Proprio Jennie compare nei documenti americani, dove Jeffrey Epstein la definisce “angelo custode”. Un elemento che aggiunge inevitabilmente ulteriore rumore attorno a una storia che a Milano viene già osservata con parecchia curiosità.

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