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E se Paolo Sarpi vesse il suo portale cinese? Al via la consultazione

Si torna a parlare di un Paifang in Chinatown: il bando scade il 16 novembre. A voi piacerebbe?
7 Ottobre 2026

Milano ha Porta Venezia, Porta Romana, Porta Genova, Porta Nuova… ma guai a parlare di Porta Chinatown! Non ne sapete niente? Il Comune ha lanciato l’ideona: realizzare all’ingresso di via Paolo Sarpi lato piazzale Baiamonti un Paifang: uno di quei grandi portali che in mezzo mondo segnala l’ingresso ai quartieri cinesi e che di solito finisce su Instagram. C’è un bando che scade il 16 novembre e non si sa nemmeno se e come verrà assegnato, ma una cosa è certa: nel quartiere molta gente ha già una piva tanta. Il motivo? Perché – dicono – non è poi vero che i cinesi in zona siano così tanti e allora perché consacrare loro tutta la zona?

L’associazione ViviSarpi è super agguerrita: volantini nelle portinerie, banchetti, questionari… formalmente per raccogliere tutti i pareri, non solo i contrari, e presentarli laicamente al Comune, ma è chiaro che se l’idea piacesse loro non si darebbero così da fare. Secondo i dati che sventolano, i residenti cinesi sono circa l’8 – 9% della popolazione di zona, quindi Chinatown ‘sto par di ciufoli. Il progetto sarebbe “calato dall’alto, senza una consultazione preventiva degli abitanti”.

Oh, prendete la percentuale con le pinze perché in giro non si trovano riscontri aggiornati di recente. Ci sono però i dati ufficiali di inizio 2025, quando in tutta Milano risultavano 33.780 residenti con cittadinanza cinese, concentrati per il 57% nei Municipi 8 e 9. La Chinatown di Sarpi è senza dubbio il cuore storico, commerciale e simbolico della presenza cinese in città, ma non sarebbe una gigantesca enclave di tutti i cinesi di Milano.

La situazione lascia un po’ perplessi: tutti chiamano Sarpi e dintorni “Chinatown”, è così da anni, però anche nei dati comunali del 2013 si trova che la popolazione cinese era soltanto il 6,7% degli abitanti del quartiere Canonica-Sarpi. In alcune vie, d’altronde, ti viene assolutamente il dubbio se sia Milano.

Tutto gratis

Quindi, il punto sembra essere questo: gli abitanti non cinesi di Chinatown non vogliono che la zona venga definitivamente riconosciuta come Chinatown, anche se la cosa non avrebbe alcun costo né per loro, né per il Comune di Milano. Il bando infatti funziona così: chi si candida deve progettare, finanziare e realizzare integralmente il Paifang con risorse proprie. Non solo: il soggetto in questione dovrà farsi carico della custodia e della manutenzione ordinaria e straordinaria dell’opera per almeno vent’anni. A quel punto Palazzo Marino potrà decidere se lasciarla lì oppure farla smontare. E sarebbe da smontare anche se il Paifang diventasse “incompatibile con future opere pubbliche”: se a un certo punto stesse in mezzo alle balle, insomma.

Qualcuno ha detto 2015?

Se in tutto questo qualcuno di voi avesse avuto un déjà-vu c’è un motivo facile facile: la stessa discussione c’è stata più o meno undici anni fa. In vista dell’Expo 2015, la comunità commerciale cinese aveva proposto di costruire non uno, ma due Paifang: uno verso piazzale Baiamonti e l’altro in via Canonica. L’idea era rendere immediatamente riconoscibile Chinatown ai turisti, sul modello di San Francisco e Sydney.

Anche allora ViviSarpi si oppose, perché non voleva una “caratterizzazione etnica” del quartiere. Quindi? Discussioni, riunioni, raccolte firme… e alla fine proposta di compromesso alla milanese: il dragone andava bene, purché fosse mobile. I portali avrebbero dovuto funzionare come quinte teatrali, montabili e smontabili in occasione degli eventi (un po’ come viene chiesto al nuovo progetto). Poi qualcuno ha fatto i conti: il giochino sarebbe costato almeno 100 mila euro e non sarebbe convenuto a nessuno se le strutture fossero state soltanto temporanee. Quindi i commercianti cinesi hanno detto marameo e il monumentale Paifang finì in qualche cassetto dietro al Monumentale.

Porte provvisorie

ViviSarpi o no, negli ultimi anni un esperimento del genere è stato fatto davvero, solo in versione temporanea. Durante la Design Week 2024 Zona Sarpi installò un portale effimero che mescolava elementi milanesi e cinesi. L’anno scorso ne è arrivato un altro, finanziato dalla rete dei commercianti locali coordinata dall’imprenditrice Angela Zhou: il progetto giocava sull’incontro tra Biscione visconteo e dragone cinese. Anche nel programma del Fuorisalone 2026 abbiamo avuto un portale all’ingresso del distretto.

Insomma, il quartiere ha fatto le prove generali; adesso si tratta di accettare un elemento architettonico destinato a restare almeno vent’anni. Chi lo vuole pensa che un Paifang dia semplicemente una forma a qualcosa che esiste già. Chi lo contesta pensa che sia una forzatura con cui una parte relativa dell’identità di un quartiere molto misto diventerebbe la sua etichetta ufficiale.

Comunque, al momento si tratta solo di chiacchiere: bisogna vedere se il 16 novembre salterà fuori un progetto decente, con qualcuno disposto a pagarlo, costruirlo e mantenerlo per vent’anni. Perché anche a Chinatown vale la regola aurea di Milano: vediamo il budget e poi ne parliamo.

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