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La storia del bocconiano Matthew Modabber, che a 25 anni è a capo di tre aziende tra Milano e New York

Forbes ha intervistato il giovane imprenditore nato a New York e laureato a Milano. Il guy ha fondato due aziende ed è growth manager di BeReal.

La maggior parte di noi, a 25 anni, ancora deve capire cosa fare della propria vita. Ci sta. Per questo, quando scopri che a 25 anni c’è un ragazzo self-made già a capo di tre aziende, in tempo zero parte la curiosità di saperne di più. Ad approfondire la storia di Matthew Modabber ci ha pensato Forbes, con un’intervista al giovane newyorkese laureato alla Bocconi. Il ragazzo, italiano per parte di madre e persiano per parte di padre, è nato e cresciuto a Manhattan. A 18 anni ha deciso di trasferirsi in Italia, per conoscere fino in fondo le sue origini. Quando uno il business ce l’ha nel sangue, ecco che le idee arrivano nei momenti più impensabili. Quando studiava alla Bocconi, la sua pausa pranzo era dominata da panini e pizzette. Eccola lì, allora, la genialata di inventarsi un posto in cui comprare insalatone pre-condite e con ingredienti mixati. Che poi ok l’idea, ma la svolta vera sta nel mettere in piedi il project. E così il Matthew ha fondato, insieme alla sorella Venus, il locale Salad House, che ha due sedi milanesi, in Duomo e in Cadorna. Qui l’insalata puoi sceglierla dal menù o fartela da solo. Fico.

Non pago, il buon Matthew ha pensato bene di fondare pure Luya, un’azienda di leggings in materiali riciclati, in polietilene tereftalato e in nylon realizzato con scarti di fabbrica. Così, già che c’era, ha assunto il ruolo di growth manager della social media company BeReal, presente? Ve ne abbiamo parlato anche noi tempo fa, è l’app delle foto vere, quella che in pratica si oppone alla finta perfezione di Instagram. Insomma, il ragazzo non ce la fa proprio a starsene con le mani in mano, ovvio che Forbes si interessasse di lui. Un’occasione – l’intervista – per farsi spiegare dal 25enne Modabber come veda i suoi coetanei.

“Non penso che i miei coetanei italiani abbiano poca fame – ha spiegato il giovane imprenditore a Forbes – Credo siano stati abituati a fare percorsi più lineari rispetto ai ragazzi americani, e questo li rende meno flessibili. Ad esempio, negli Stati Uniti non scegli la facoltà a 18 anni, scegli un major e un minor, due aree. Non devi per forza calarti subito in medicina, giurisprudenza o economia. Questo consente di conoscere discipline differenti e di relazionarsi con persone che percorreranno strade professionali diverse dalla propria”. Insomma, in Italia siamo abituati già a scuola a occuparci di una cosa e una soltanto. Se pensiamo invece alle school americane, i ragazzi sono più abituati a cimentarsi con varie discipline e attività, dallo sport al teatro, dalla musica ai laboratori scientifici. “Negli Usa, uno può studiare storia dell’arte e finire in banca, basta che sia brillante e che abbia dimostrato passione e dedizione. Questa flessibilità è importante perché crea una società più dinamica. I miei colleghi italiani sono invece abituati a percorrere strade tradizionali e più sicure, applicando le proprie abilità e competenze solo in certi ambiti. Ed è un peccato, perché dalla contaminazione scaturiscono energia, estro e passione“.

Al momento il guy fa da pendolare tra Milano e New York. Al momento bazzica più la Grande Mela “perché è una fase molto importante per BeReal. Stiamo lanciando l’app in vari campus americani e quindi sto seguendo il lancio in più Stati”. Finito questo periodo intenso, tornerà in Italia, dove seguirà più da vicino Salad House e le operazioni in negozio. “Sporcarsi le mani è essenziale: solo facendo i turni dei dipendenti, preparando le insalate, avendo a che fare con i rider e con i clienti si può davvero creare un prodotto di qualità e attento alle esigenze di tutti”. Il piglio imprenditoriale, il ragazzo, ce l’ha da sempre. “Quando frequentavo le medie rivendevo scarpe da ginnastica, al liceo organizzavo feste che attiravano anche 400-500 studenti”. Insomma, una vocazione!

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