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Tre mesi di congedo (retribuito al 100%) per ogni genitore: l’iniziativa di Barilla da lodare (purtroppo)

Barilla ha deciso di stabilire il congedo parentale di 12 settimane per mamme e (big news) papà. Ancora più interessante, senza toccare lo stipendio.

Purtroppo? Perché, forse un’iniziativa lodevole come quella di Barilla non dovrebbe essere lodata? Chiaro che dovrebbe. Il problema è che – dal punto di vista del congedo parentale – in Italia siamo ancora molto indietro, a mangiare la polvere dietro a ben più evoluti paesi europei. Ma facciamo un recap, che magari alcuni di voi si sono persi via. Barilla – azienda che non ha bisogno di presentazioni – ha deciso di adoperarsi ancora una volta per il benessere dei propri lavoratori e per la parità di genere. Dopo essere stata, nel 2013, la prima azienda italiana ad agire sul piano del lavoro agile e, successivamente, sull’introduzione di molte lavoratrici donne in posizioni di spicco (almeno il 38% sono figure Executive e Manager), ora la multinazionale del food si è attivata anche sul piano della maternità e della paternità. E lo ha fatto garantendo ai suoi dipendenti un congedo parentale di 12 settimane, che poi sarebbero tre mesi. Chapeau.

Durante questo periodo entrambi i genitori potranno godersi l’arrivo del nuovo bimbo, condividere notti insonni e pianti incomprensibili, pannolini nauseabondi e sorrisini adorabili. Entrambi potranno imparare a gestire il nuovo equilibrio familiare senza rinunciare allo stipendio, che alla fine del mese rimarrà 100% intatto. Figa, fantascienza! Ora: il congedo per neopapà è già presente in Italia dalla Legge Fornero del 2012. Mai nessuna azienda, però, aveva deciso di estendere la “pausa neonato” a tre mesi, evitando così alle famiglie la difficile scelta tra stipendio, salute, assistenza e crescita del nuovo arrivato.

La multinazionale ha fatto sapere che l’iniziativa sarà attiva da inizio 2024. Rivolta a tutti gli 8700 dipendenti Barilla nel mondo, subirà delle modifiche nei Paesi che già hanno una legislazione evoluta. Come in Spagna, dove i giorni di congedo parentale garantiti sono 112, oppure in Finlandia, dove si può stare a casa per 160 giorni e in Svezia, dove (stica) si va oltre l’anno di congedo (per la precisione, 480 giorni). La policy, come raccontato da Floriana Notarangelo, Chief Diversity & Inclusion Officer Barilla al quotidiano La Stampa, punta a valorizzare la genitorialità e ridurre il gender gap. Rivolgendosi peraltro a ogni genitore, indipendentemente dal genere, dall’orientamento sessuale, dallo stato di coppia e dal fatto che il figlio sia proprio oppure adottivo. Bravi dai. Ma peccato che questa debba essere ancora una notizia.

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