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A Milano solo una via su 15 è intitolata ad una donna, ma arriveranno i giardini Giuni Russo

Il rapporto tra il numero di strade intitolate a donne e quelle intitolate a uomini è ancora troppo basso: 6,7%, al di sotto della media nazionale.

Ci vorrà del tempo affinché a Milano si riesca a raggiungere la parità nei riconoscimenti ufficiali. Statue, vie, giardini. Per la maggior parte appannaggio di personalità maschili. Illustri eh, per carità. Ma quante donne pazzesche meriterebbero uno spazio, e ancora non ce l’hanno? Qualcosa, eppur, si muove.

Nel 2021 fu inaugurata la prima statua dedicata ad una donna (no ma con calma), la Cristina Trivulzio di Belgiojoso. Sala e i suoi hanno capito evidentemente che la quota rosa negli spazi cittadini è dovuta e necessaria, e allora piano piano stanno provando a bilanciare. Il 25 marzo scorso è stata inaugurata la piazzetta Adelaide “Lilla” Brignone, attrice romana tra le più importanti del teatro italiano del Dopoguerra, voluta da Giorgio Strehler al Piccolo Teatro (eccolo, l’aggancio con la City). Il 22 aprile save the date perché saranno inaugurati un giardino e un orto nel Municipio 8 per ricordare Wally e Lena D’Ambrosio, sorelle della Resistenza. A maggio ci sarà invece il giardino segreto (al 3, 5 e 7 di via Terraggio) dedicato a Laura Peroni, staffetta partigiana e fondatrice del mitico Bosco in città. Il 17 settembre sarà invece la volta del Giardino Giuni Russo, in omaggio alla cantante, palermitana di nascita ma dal 1969 milanese di adozione.

Insomma, dal 2019 l’amministrazione sta provando a rendere onore alle figure femminili della storia, della politica e dello spettacolo, ma il rapporto tra il numero di strade intitolate a donne e quelle intitolate a uomini è ancora troppo basso: 6,7%, al di sotto della media nazionale calcolata dall’associazione Toponomastica Femminile e che si aggira intorno all’8%. Detta con i numeri fa più impressione: su 4.250 strade milanesi, 2553 sono dedicate a figure maschili e solo 173 alla controparte. E che dire delle statue: 122 quelle dedicate a grandi uomini, solo 4 (di cui una generica, “L’albero delle donne”) quelle intitolate a grandi donne: Margherita Hack, Rachele Bianchi e – appunto – Cristina Trivulzio di Belgiojoso.

“Dare nomi di figure femminili vuol dire raccontare la storia della città e dare una maggiore autostima alle ragazze che quella città la vivono o la visitano” ha commentato Maria Pia Ercolini, presidente dell’associazione. Siete d’accordo?

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