Inizieremo questo articolo con un sobrio vaffa. Vaffa a tutti quelli che stanno rompendo le balle dopo la proposta sperimentale dell’Emilia-Romagna di riaprire le scuole all’inizio di settembre per accogliere bambin*/ragazzin* che non hanno campi estivi ad accoglierli, né famiglie a tenerli.
Attenzione: non si tratta di un inizio anticipato delle lezioni, né di compiti fuori stagione, né di rientro in classe obbligatorio. Si tratta di una sacrosanta POSSIBILITÀ offerta alle famiglie che lavorano di portare i marmocchi – su base volontaria – a trascorrere gli ultimi giorni delle vacanze in quelle che sono le loro scuole ma a fare sport, laboratori, musica e altre attività ricreative.
Chi ha figli – come chi scrive – è in fibrilla da settimane per i tre mesi di vacanze forzate che stanno per cominciare: calendari appesi simili a sudoku con 90 caselle, i nomi di tutti i parenti e gli amici disponibili a portare i nani da qualche parte, anche solo un’ora in piscina, campi estivi prenotati e ferie cerchiate in rosso per riprendersi da un tale patema. Quindi, pensare che qualcuno ha lanciato un’idea per risolvere almeno in parte questo buco nero dell’estate italiana ci sembra davvero una gran cosa. Qualche mese fa aveva portato il tema sul tavolo anche l’allora ministra del Turismo Daniela Santanché: niente di fatto, ma avevamo riconosciuto il merito di aver almeno posto la questione.
L’idea dell’Emilia Romagna e le polemiche
Invece, c’è qualcuno che non è d’accordo e, da quando la misura sperimentale è stata annunciata dal presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale e dall’assessora Isabella Conti ha fatto partire un polemicone che la metà basta. I più barricaderi sono balneari e albergatori della Riviera Romagnola, secondo i quali l’apertura delle scuole — anche senza lezioni — rischia di trasmettere alle famiglie l’idea che l’estate sia finita, disincentivandole a prenotare le ferie a settembre, mese di noto pienone…
Poi ci sono le proteste di una parte dei sindacati della scuola, con l’Anief che ha definito il progetto una scelta “scellerata”. Il motivo? La Regione Emilia-Romagna trasformerebbe gli istituti in “centri ricreativi permanenti”. Ma solo a noi sembra che si siano fumati la Giamaica e il Giamaica insieme?! Cioè: gli insegnanti non sono coinvolti, non si fanno lezioni e il monte ore scolastico resta invariato MA per il solo fatto di offrire un servizio alle famiglie all’interno dell’edificio “scuola” un sindacato della scuola parla. Boh?! Si tratta di offrire edifici pubblici già esistenti per attività educative e servizi alle famiglie in un periodo scoperto, peraltro alla fine di una lunga estate in cui pure i nervi sono già scoperti.
Insomma, non c’è un ca*** da fare. Da anni si blatera di “destagionalizzare” il turismo italiano e di adeguare la scuola alla società che cambia… ma appena qualcuno prova a toccare il binomio storico scuola chiusa – estate infinita, scatta il panico. Come se il turismo balneare italiano fosse ancora costruito attorno al calendario scolastico degli anni Ottanta. E come se il turismo in Italia si basasse solo sui vacanzieri italiani. Ma perché i balnerari non vanno a rompere le balle, che so, ai tedeschi? che fanno sei settimane di vacanza nel corso dell’estate – peraltro in tre periodi diversi fra le varie zone della Germania – e che tornano sui banchi il primo agosto, o il 15 agosto. O agli inglesi? che chiudono le scuole a inizio luglio buttando alle ortiche tutte le vacanze di giugno…
Sono anni che le famiglie arrivano a giugno terrorizzate e a settembre stremate. Una volta che una Regione che prova a costruire un servizio adatto alla vita reale delle famiglie, ecco che il “sistema” continua a ragionare come se fossimo ancora in una società con il papà che lavora, la mamma a casa pronta a spararsi tre mesi al mare o in montagna e/o i nonni disponibili a tenersi i nipoti giugno, luglio e settembre. Forse si sono risentiti per la verità incredibile che da anni pensavano che non vedessimo: a settembre la gente lavora. Wow.
Tra l’altro, in Emilia-Romagna sarà realizzata una sperimentazione abbastanza light in 42 comuni, dal 31 agosto al 14 settembre. Quindi, prima che si sposti qualche peso economico ce ne vuole. Come detto le scuole elementari potranno ospitare attività organizzate da educatori e associazioni del territorio: nessuna lezione obbligatoria, nessun cambiamento del calendario ufficiale, nessun obbligo per le famiglie… ma almeno una speranza: il sistema si può cambiare e il limbo di settembre, quando le ferie (e i soldi) sono finiti da un pezzo, può finire.
Insomma, il fatto è uno: il calendario scolastico italiano è uno dei più sbilanciati d’Europa e così le famiglie non reggono. Bisogna cambiarlo e per farlo bisogna cominciare a provarci. Perché fare come si è sempre fatto è il modo migliore per andare a schiantarsi contro il muro della realtà.









