Dubbi sulla salute? A Milano la prima risposta si cerca in digitale… che il solo pensiero della segreteria telefonica o della segretaria spettinata del medico di base ci fa venire l’orticaria. Oh, lo dice l’Osservatorio Sanità di UniSalute, in un’indagine realizzata da Nomisma: il 63% dei milanesi usa “principalmente strumenti digitali” — motori di ricerca, app e chatbot — per cercare info su malattie e farmaci. Non abbiamo mandato in pensione il dottore della mutua: però, prima di chiamarlo, prenotare una visita o aspettare una risposta, proviamo a capire qualcosa da soli. Aspettare non fa per noi, d’altronde.
L’abitudine pare ormai consolidata: la tecnologia non sostituisce il professionista, ma diciamo che ritarda il momento in cui ci rassegniamo a chiamarlo e a metterci in fila. Abbiamo cominciato un po’ timidi e di nascosto con Google. Poi sono arrivate le app. Adesso ci sono anche i chatbot e l’AI. L’intelligenza artificiale, d’altronde, è già entrata nel quotidiano di più della metà degli intervistati (il 54% dichiara di usarla almeno una volta alla settimana) e tra questi il 28% la consulta anche per questioni legate alla salute.
Per ora, non si tratta di sostituzione completa, anzi, il Sciur Dutur resta avanti anni luce nel nostro ranking: il 79% degli intervistati lo considera più affidabile, il 78% più empatico e il 70% più accurato, soprattutto quando si parla di costruire una cura personalizzata. Doctor Tech, però, vince a mani basse sul tempo: il 70% la considera più rapida, il 67% più facile da raggiungere.
Medico Vs. AI
Il medico, anche il più sveglio, ha orari, appuntamenti, telefonate, liste di attesa… Il motore di ricerca, l’app o il chatbot sono sempre con noi, pronti non appena il dubbio ci attanaglia. E in una città dove il tempo è tutto e sempre poco, è normale che diventi un criterio di scelta, anche per decidere come ci sentiamo.
Online cerchiamo soprattutto una prima risposta: nel 44% dei casi vogliamo capire se con certi sintomi dobbiamo proprio fare una visita… mica che la prenotiamo e poi lo sbatti non serviva! Il 38% di noi cerca spiegazioni su una diagnosi già ricevuta, il 34% prova a interpretare analisi e referti, mentre il 30% cerca info su esami, ospedali e percorsi di cura.
Diciamo, non è che vogliamo sostituire il medico: vogliamo solo capire se dobbiamo proprio disturbarlo. La tecnologia serve per decidere se telefonare, per arrivare preparati all’appuntamento o semplicemente per tradurre un referto incomprensibile a chi non abbia una laurea in Medicina e specializzazione in Internistica.
L’intelligenza artificiale aggiunge quel tocco in più: risponde interagendo e propone spunti ulteriori. Non ci dà solo dieci link, ma prova a costruire una spiegazione diretta. E qui comincia anche una scommessa. Quasi un intervistato su due, il 47%, pensa che l’AI sbagli più facilmente di un medico. Eppure una parte crescente di noi continua a usarla: sappiamo che può sbagliare, ma le chiediamo comunque consiglio. Aspettare non è il nostro forte, evidentemente… mentre scommettere ci piace moltissimo!
Comunque, per ora i confini restano al loro posto. Il 71% dei milanesi intervistati ritiene che l’intelligenza artificiale possa affiancare la medicina tradizionale, non sostituirla. Solo il 19% considera possibile una sostituzione almeno parziale, mentre il 10% non la ritiene proprio adatta all’ambito sanitario.
Eppure chi la prova resta generalmente soddisfatto: il 90% di chi ha posto all’AI domande su salute e benessere valuta positivamente le risposte ricevute. Resta poi un 27% di milanesi che non vuole sentir parlare di diagnosi online e dichiara di affidarsi soltanto al medico di base o agli specialisti.
Gli altri, invece, hanno ormai superato il primo livello del nuovo gioco online “TrovaMalanno”. Prima si cerca. Poi, se serve, si chiama. E se non c’è verso, beh, allora tocca proprio mettersi in fila fra i virus intestinali e le dermatiti altrui… continuando a chiedere a Gemini, Chat e Claude fino a un istante prima di entrare in ambulatorio.









