Post-it ovunque per ricordare ai colleghi le regole di buona convivenza in office, procedimento disciplinare e alla fine licenziamento per giusta causa. È successo a Milano a un’impiegata di 40 anni, che però ha deciso di portare la questione davanti al giudice del Lavoro. Risultato? Il Tribunale le ha dato ragione: la donna dovrà essere reintegrata e ricevere circa 33mila euro di indennizzo, pari a 12 mensilità, oltre alle spese legali.
Una storia (bellissima) iniziata con una serie di bigliettini appiccicati qua e là e finita decisamente più in grande.
Recap al volissimo
La 40enne era stata assunta nel gennaio 2024 da una società finanziaria di Milano. Secondo quanto emerge dagli atti del procedimento, con il passare del tempo si sarebbe convinta che in ufficio le normali regole di educazione, rispetto reciproco e convivenza non venissero rispettate.
La soluzione scelta? I post-it.
Tanti.
I messaggi venivano lasciati in diversi punti dell’office, comprese cassettiere e postazioni dei colleghi. Tra le frasi riportate negli atti troviamo: «Non rovistate nei cassetti», «Avete rotto già un calorifero», «Non sostate nella guardiola», «Non si tocca i computer degli altri», «Non aprite gli armadi degli altri».
Viene da chiedersi che razza di casi umani avesse come colleghi, ma andiamo oltre.
L’azienda non approva
La situa, però, si è progressivamente complicata. L’azienda ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti della dipendente, concluso nel maggio 2025 con il licenziamento per giusta causa.
Nella lettera di licenziamento la società scriveva: «Lei, come in qualunque rapporto di lavoro, è tenuta scongiurare comportamenti e contrasti che possano ledere il clima interno, riverberandosi negativamente sull’organizzazione stessa, il clima lavorativo e la qualità del lavoro».
Secondo l’azienda, il «continuo e compulsivo» utilizzo dei post-it rappresentava un comportamento grave e lesivo, anche perché la dipendente non sarebbe stata autorizzata ad attaccarli negli spazi di lavoro.
La contestazione andava però oltre i bigliettini. I vertici sostenevano infatti che la donna avesse assunto anche atteggiamenti aggressivi nei confronti dei colleghi, violando il codice etico del gruppo bancario proprietario della finanziaria: «Lei è solita adottare un comportamento aggressivo, volgare e polemico nei confronti di colleghi, in aperta violazione dei principi e delle regole».
Il Tribunale di Milano: licenziamento illegittimo
Una volta perso il lavoro, la 40enne ha deciso di impugnare il licenziamento davanti al Tribunale di Milano. E qui la vicenda ha preso una piega diversa.
Secondo il giudice del Lavoro Rossella Chirieleison, infatti, l’insistenza con cui la dipendente lasciava i propri messaggi in giro per l’ufficio non basta a dimostrare che fosse lei la principale responsabile del clima conflittuale che si era creato.
La sentenza di primo grado stabilisce che «i fatti di cui alla contestazione disciplinare» risultano «in parte insussistenti e in parte irrilevanti disciplinarmente».
Anche le frasi volgari e aggressive che, secondo l’azienda, la donna avrebbe pronunciato nei confronti di colleghi e colleghe non sono risultate sufficientemente provate, stando al resoconto del procedimento.
I post-it non bastano per giustificare il licenziamento
Resta quindi il capitolo dei famosi bigliettini. E pure su questo punto il giudice è stato piuttosto chiaro.
Nella sentenza si legge: «Non può avere alcun rilievo il fatto di avere attaccato un cartello sullo schermo del computer, tenuto conto che non risulta che lo stesso fosse visibile a un pubblico indiscriminato, né che contenesse frasi inopportune, né infine che abbia creato alcun danno all’azienda».
In sostanza, quei post-it non rappresentavano una condotta abbastanza grave da giustificare la perdita del posto di lavoro. Il Tribunale ha quindi dichiarato illegittimo il licenziamento e disposto il reintegro della dipendente, oltre a un indennizzo di circa 33mila euro, equivalente a 12 mensilità, e al pagamento delle spese legali.
Dopo oltre un anno dalla fine del rapporto di lavoro, dunque, la 40enne può tornare in office. Non vediamo l’ora di scoprire quale sarà il primo post-it che appenderà in giro…









