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La Gen Z preferirebbe licenziarsi che lavorare troppo, lo dice un nuovo report

Visto che entro il 2030 un lavoratore su tre apparterrà alla Gen Z, capire cosa cercano i giovani nel proprio job inizia a essere abbastanza fondamentale. Spoiler: vivere, possibilmente.
25 Settembre 2026

Gen Z e lavoro, la situa sembra piuttosto chiara: carichi insostenibili? Meglio salutare e cambiare azienda. O almeno sarebbe pronto a farlo il 52% dei giovani, mentre il 54% mollerebbe il proprio datore di lavoro davanti a uno stipendio poco competitivo.

A raccontare il rapporto tra Generazione Z e mondo del lavoro è il nuovo Gen Z Intelligence Report, la prima indagine continuativa italiana dedicata al tema, curata da 24 ORE Ricerche e Studi del Sole 24 Ore e WTW, con la collaborazione di University Box.

E visto che entro il 2030 un lavoratore su tre apparterrà alla Gen Z, capire cosa cercano i giovani nel proprio job inizia a essere abbastanza fondamentale. Spoiler: vivere, possibilmente.

Gen Z: work-life balance prima della carriera

La priorità numero uno per i giovani tra i 18 e i 30 anni è il work-life balance, indicato dal 60,4% degli intervistati.

Seguono stabilità e sicurezza, importanti per il 47,6%, la retribuzione, al 39,6%, e infine l’ambizione di carriera, che si ferma al 29,8%.

La carriera a tutti i costi, insomma, sembra aver perso parecchio appeal. Questo però non significa che ai giovani interessi poco guadagnare – anzi – quanto piuttosto che lo stipendio sia diventato uno degli elementi da mettere sul piatto insieme a tempo libero, stabilità e qualità della vita.

Una gerarchia delle priorità parecchio diversa rispetto alla classica idea del lavoro come centro assoluto attorno a cui organizzare tutto il resto

Il dato forse più interessante arriva quando si chiede alla Gen Z che cosa potrebbe spingerla a mollare il proprio job. Per il 52% degli intervistati, carichi di lavoro insostenibili sarebbero un motivo sufficiente per lasciare l’azienda. Una percentuale che sale al 54% davanti a una retribuzione poco competitiva. Quindi sì, il cash conta eccome. Semplicemente, non basta più a rendere accettabile qualsiasi situa lavorativa.

Per le aziende il messaggio è piuttosto chiaro: considerando che nel giro di pochi anni la Gen Z rappresenterà circa un terzo della forza lavoro, ignorarne aspettative e priorità rischia di diventare un problema molto concreto anche sul fronte della retention.

Gen Z, il benefit preferito è il tempo libero

Altro che tavolo da ping pong in office: quando si parla di benefit, il 38% dei giovani sceglie il tempo libero aggiuntivo.

Un dato perfettamente coerente con quel 60,4% che mette l’equilibrio tra vita privata e lavoro in cima alle proprie priorità.

Il tempo, quindi, diventa a tutti gli effetti parte del “pacchetto” con cui valutare un job. Ferie, permessi e maggiore possibilità di gestire la propria vita possono pesare nella scelta insieme agli elementi più tradizionali dell’offerta professionale.

Meglio i team piccoli

Pure sul tipo di ambiente lavorativo le idee sembrano abbastanza chiare. Il 67,3% della Gen Z preferisce lavorare in team piccoli ed eterogenei, lasciando in secondo piano sia le grandi strutture sia il lavoro completamente isolato.

Il punto sembra essere soprattutto la possibilità di avere un confronto vero con colleghi e colleghe, creare relazioni e lavorare in un contesto che permetta anche una crescita personale e professionale.

Quindi team sì, ma possibilmente senza perdersi in una call con 47 partecipanti in cui alla fine parlano sempre gli stessi quattro.

Entro il 2030 un lavoratore su tre sarà Gen Z

Il rapporto tra Gen Z e lavoro diventerà ancora più centrale nei prossimi anni. Entro il 2030 un occupato su tre farà parte della Generazione Z, che avrà quindi un peso sempre maggiore all’interno delle aziende.

Proprio per seguire questa evoluzione nasce il Gen Z Intelligence Report, che prevede quattro report all’anno basati su survey periodiche rivolte ai giovani tra i 18 e i 30 anni.

L’osservatorio analizzerà nel tempo aspettative retributive, flessibilità, benessere sul lavoro, opportunità di crescita, rapporto tra generazioni e anche il ruolo sempre più importante di tecnologia e intelligenza artificiale.

I primi dati, intanto, raccontano già parecchio: la Gen Z ha intenzione di lavorare, ma sempre meno di vivere per lavorare.

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