A Milano possiamo anche fingere di essere persone semplici, ma sappiamo tutti come funziona. La camicia deve cadere bene, le sneaker devono sembrare scelte a caso anche se ci abbiamo pensato venti minuti e l’orologio, possibilmente, deve comunicare che abbiamo una call tra cinque minuti con qualche very important people.
Poi c’è il profumo. Quello sembra un dettaglio, finché non incontriamo qualcuno che ne ha messo abbastanza da profumare anche per noi. La fragranza personale è una specie di biglietto da visita invisibile: arriva, si fa notare e spesso rimane impressa più di tanti accessori scelti con estrema cura. Il difficile è azzeccare la misura. Distinguersi sì, trasformare l’ascensore dell’ufficio in una duty free zone anche no.
Il profumo è una “soft skill”
Per anni il rapporto dell’uomo medio con il profumo è stato molto easy: te ne regalano uno a Natale, lo usi finché finisce, al Natale successivo probabilmente ne arriva un altro.
Fine.
Oggi la faccenda è diventata un po’ più seria. Sempre più uomini scelgono il profumo con la stessa attenzione dedicata a scarpe, barba, capelli e abbigliamento. Ci sta. Del resto, se possiamo perdere venti minuti davanti all’armadio per decidere quale camicia mettere, possiamo concederne un paio anche a quello che ci resterà addosso per tutta la giornata. Sempre SE ci resterà addosso eh.
Una fragranza, poi, non deve necessariamente raccontare tutto di noi. Può semplicemente sottolineare un lato del nostro stile. C’è chi cerca qualcosa di elegante e discreto, chi preferisce farsi riconoscere e chi vuole un profumo più intenso, di quelli che lasciano il segno.
Poi vabbè, ci sono quelli che scelgono il flacone perché sta bene in bagno. Eh, siamo pur sempre a Milano.
Non serve profumare da qui al Brasile
Prima regola dei Profum Club: esiste una linea sottile tra “che buon profumo” e “ok, abbiamo capito cosa ti sei spruzzato stamattina ma anche meno”. Sulla lilla alle 8:30, possibilmente, restiamo dalla parte giusta.
La quantità conta quasi quanto la fragranza. Un profumo ben dosato dovrebbe sentirsi soprattutto quando qualcuno si avvicina. La scia olfattiva va benissimo, basta che non arrivi in sala riunioni cinque minuti prima di noi causando smorfie e attacchi di tosse.
Conta anche il tipo di essenza, la concentrazione e la pelle. Lo stesso prodotto può avere una resa completamente diversa su due persone e cambiare parecchio nel corso della giornata.
Quindi no, spruzzarsi mezzo flacone addosso prima di uscire non aumenta automaticamente le possibilità di successo. Meglio andarci piano, vedere come evolve e, nel dubbio, ricordarsi che chi ci sta accanto vorrebbe continuare a respirare. Grazie.

Scegliere una fragranza con carattere
Ed eccoci alla parte difficile: scegliere.
All’inizio sembra facile. Poi proviamo quattro profumi, al quinto non distinguiamo più niente e improvvisamente sono tutti “intensi”, “legnosi” e “interessanti”.
A quel punto il rischio di scegliere semplicemente quello con il flacone più figo diventa molto concreto. Meglio partire da una domanda più semplice: che effetto vogliamo ottenere? Ci sono fragranze fresche e leggere, altre più speziate, altre ancora costruite intorno a note calde e avvolgenti.
Tra le proposte pensate per chi cerca qualcosa di deciso e contemporaneo c’è anche la collezione Azzaro The Most Wanted, dedicata a chi preferisce profumi dalla presenza evidente e dal carattere marcato.
Poi – chiaro – bisogna provarli. Sentire un profumo per cinque secondi sulla mouillette, fare una faccia molto concentrata e annuire lentamente non vale come test scientifico. Meglio provarlo sulla pelle e dargli un po’ di tempo per esprimersi.
Le note iniziali cambiano infatti nel corso delle ore. Quello che ci piace tantissimo appena spruzzato potrebbe convincerci meno a fine giornata. Oppure può succedere il contrario.
Ergo, l’acquisto alle 19:45 mentre siamo già in ritardo per cena lasciamolo alle emergenze. Un minimo di testing sul campo conviene.
Un profumo per l’ufficio e uno per la sera?
Possiamo usare lo stesso profumo sempre? Certo.
Possiamo anche andare a un business lunch con la felpa dell’università del 2004. Nessuno verrà ad arrestarci.
Però… avere due o tre fragranze permette di adattarsi meglio ai diversi momenti della giornata e dell’anno. In ufficio, soprattutto se passiamo otto ore accanto ad altre persone, funzionano bene profumi più puliti e controllati. Ve lo dobbiamo dire noi???
La sera invece possiamo alzare un po’ il volume con qualcosa di più intenso, speziato o persistente.
Anche la stagione fa la sua parte. Con trenta gradi all’ombra, certe fragranze molto potenti rischiano di diventare impegnative parecchio in fretta. Quando arriva il freddo, invece, i profumi caldi e strutturati trovano decisamente più spazio. E comunque calma: non serve trasformare il bagno in una succursale di Sephora.
Due o tre fragranze scelte bene bastano per gestire praticamente tutto: ufficio, weekend, appuntamento, cena importante e aperitivo.
La vera flex è farsi riconoscere senza strafare
La cosa più interessante succede quando un profumo finisce per essere associato naturalmente a chi lo indossa. Quando succede è una figata. Lo senti e pensi subito a quella persona. Adoriamo.
Quella è la vera firma personale. E non si costruisce svuotandosi addosso mezza boccetta ogni mattina, ribadiamo, ma trovando qualcosa che funziona dmolto bene su di noi e tornando a usarlo nel tempo.
Alla fine vale la stessa regola di tutto il resto: avere stile non significa necessariamente farsi vedere da cinquanta metri. Spesso funzionano molto meglio quei dettagli che vengono notati senza sembrare disperatamente in cerca di attenzione. Profumo compreso.
Quindi possiamo anche evitare di inseguire ogni nuova uscita e accumulare quindici flaconi mezzi pieni sul mobile del bagno. Meglio capire cosa funziona sulla propria pelle, cosa rappresenta davvero il proprio stile personale e quando usarlo.
Perché l’obiettivo finale non è far sapere a tutto il tram che siamo passati in profumeria.
È far pensare a chi ci sta vicino: “Oh, questo profuma proprio bene”.









