Immaginate la scena: circonvalla, ora di punta. Furgoni in doppia fila, semafori e il navigatore che continua ad aggiungere minuti all’arrivo. A un certo punto, invece di bestemmiare come al solito, taaac! pulsantino zero sbatti e decollate, passando sopra gli sfigati lì sotto. Ok, niente, per adesso vi dovete svegliare dal sogno perché state facendo la fila e vi suonano come a un concerto… Ma Elon Musk promette che presto il sogno potrebbe diventare realtà.
L’imprenditore (per il quale non sceglieremo nemmeno un aggettivo per non essere querelati) ha presentato una Tesla capace di volare davvero. Si chiama Tesla Roadster ed è quella sportiva elettrica annunciata addirittura nel 2017. Doveva arrivare nel 2020, poi va beh, Musk ha preferito puntare sullo spazio e/o fare politica, e così il tempo è passato, il mondo è cambiato, ma la voglia di volare è rimasta la stessa di Icaro… e il 15 ottobre Elon ha mostrato il nuovo gioiellino di casa Tesla in azione durante un evento al centro prove di SpaceX, l’altra azienda di Musk dedicata ai voli spaziali che si trova in Texas.
E – tocca ammetterlo – lo spettacolo c’è stato. L’auto ha risalito una gigantesca rampa, si è staccata da terra, ha compiuto una rotazione completa in aria ed è atterrata sulle quattro ruote. Poi ha pure sorvolato una fila di veicoli, compreso un camion Tesla… e, proprio per fare la sboron4t4, ha fatto pure una rampa persino a testa in giù. Una specie di Ritorno al Futuro del futuro con un protagonista meno simpatico.
Ma come minch*a vola ‘sta Tesla Roadster?
Niente ali, niente pale da elicottero. La tecnologia è stata sviluppata insieme a SpaceX e sfrutta propulsori a gas freddo alimentati ad aria compressa, che danno la spinta necessaria a sollevare e controllare la vettura. Un sistema di ventole crea invece una depressione sotto la carrozzeria, aumentando l’aderenza fino a permettere all’auto di restare attaccata a una superficie capovolta. Insomma, l’ingegneria è ben oltre quella di un’utilitaria… ma l’utilità di guidare a testa in giù resta tutta da dimostrare.
Le prestazioni dichiarate sono pazzesche: accelerazione da zero a quasi 100 chilometri orari in meno di un secondo e velocità massima oltre i 370 chilometri orari. L’autonomia è stimata sopra i 480 chilometri… che non è poco ma, a voler essere precisetti, nel 2017 Musk ne prometteva circa mille, quindi l’auto avrà pure imparato a volare ma ha dovuto rinunciare a un bel po’ di chilometri con un pieno.
Attenzione, se dovesse piacervi la sportiva della Tesla, non siete costretti a comprare il paracadute. Di Roadster ce ne saranno tre: la Performance, destinata a viaggiare con le gomme sull’asfalto, con due posti e aerodinamica attiva; la Thrust, con propulsori posteriori per accelerazioni estreme e pensata per la pista; la Rocket, con dieci propulsori, un solo posto e la capacità di sollevarsi in aria. Quest’ultima è la versione più spettacolare, ma anche la meno pratica: si potrà acquistare soltanto su invito e non è omologata per circolare sulle strade pubbliche. Quindi, scordatevi sorpassi volanti sulla Milano-Meda. Almeno per ora.
Tra l’altro, Tesla non ha ancora comunicato quanto costano questi gioiellini anche se, per portarsi avanti, l’azienda raccoglie già prenotazioni con anticipi da centinaia di migliaia di dollari, almeno negli Stati Uniti. Anticipi non a babbo morto, ma quasi: la produzione dovrebbe cominciare nel 2028. Sempre che questa volta sia quella buona: nel 2017 era stata promessa per il 2020. La puntualità, per Elon, è un po’ come il senso di realtà: decisamente relativo.









