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I milanesi sono stressati e ansiosi, ma non vanno dallo psicologo perché costa troppo

Da una recente ricerca è venuto fuori che nel 2023 il 33% degli intervistati (milanesi) ha faticato a mantenere il buon umore. Colpa dello stress, ma non solo.

I milanesi non stanno benissimo, ammettiamolo. Oddio, non che nelle altre città siano tutti felici come bambini a Natale, però noi della City lo sbatti ce l’abbiamo già un po’ nel DNA. Forse, però, un po’ troppo. A svelarci come siamo messi inside è la nuova ricerca dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, che insieme a Nomisma ha interrogato i milanesi sulle questioni legate alla salute psicologica. Spoiler: potremmo stare meglio.

Parlando del 2023, è venuto fuori che il 33% degli intervistati ha faticato a mantenere il buon umore: uno su quattro (26%) dice di aver avuto molti up and down, e un altro 7% di essere stato prevalentemente giù di morale. Infelice. In botta. In down. Mettetela come volete. Solo due su cinque affermano essere stati di buon umore la maggior parte del tempo (38%) o addirittura qualche sborone (il 3%) ha dichiarato un “umore eccellente”.

Lo stato d’animo più diffuso è lo stress, con il 36% che dice di sentirsi stressato “spesso” o addirittura “regolarmente, quasi ogni giorno” (6%). Della serie: dacci oggi il nostro sbatti quotidiano. Altri sintomi comuni sono la sensazione di essere nervosi e tesi – percepita dal 31% dei milanesi – e uno stato di ansia eccessiva, che colpisce spesso o regolarmente il 25% del campione. Non ci facciamo mancare niente.

Milanesi e stress, le cause

Ma perché stiamo messi così male? In pole, comprensibilmente, c’è la preoccupazione per lo stato di salute personale e dei propri cari (27%), seguito dall’organizzazione familiare (23%), dalla difficoltà a trovare un equilibrio tra vita privata e lavoro (15%) e dalle incertezze legate alla propria situazione lavorativa (13%). Il problema arriva quando decidiamo di affrontare la questione: le soluzioni fai-da-te, come i rimedi naturali o lo sport, sono le più utilizzate (24%), seguite dai consigli del farmacista (12%, ma sul serio? Caz*o ne sa il farmacista dei nostri sbatti?) e del medico di base (11%). Anche qui, bo. 

Solo uno su dieci (10%) ha optato per il supporto di uno psicologo o psicoterapeuta, nonostante il 65% dei milanesi affermi che si rivolgerebbe a queste figure in caso di necessità, anche attraverso sedute da remoto e videoconsulti. I pregiudizi e i paletti che ci impediscono di chiedere l’aiuto di un professionista sono facilmente intuibili: molti di noi pensano di non avere un problema così serio (30%), o preferiscono aspettare che il momento difficile passi da solo (28%). Pessima idea.

Anche il cash incide: il 24% di chi non è ricorso a uno psicologo o psicoterapeuta, dice di non averlo fatto perché costa troppo. E in effetti è così. Ok, c’è il bonus psicologo, ma se non sei davvero povero in canna difficilmente riuscirai ad ottenerlo. C’è di buono che i milanesi sembrano comunque consapevoli dell’importanza della salute psicologica: indicano lo stress come il fattore che più di ogni altro – insieme allo stile di vita – ha il maggiore impatto sul loro attuale stato psico-fisico (33%), e quasi due su tre (64%) ritengono che uno stato emotivo e mentale equilibrato sia fondamentale per una buona salute.

Milanesi e stress: e le aziende che fanno?

Secondo un’altra ricerca dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, che ha riguardato milanesi e welfare aziendale, solo il 34% degli intervistati è d’accordo con l’affermare che l’azienda in cui lavora ha a cuore il suo benessere e la sua salute. Fortunelli. A Milano, quindi, circa due intervistati su tre non sembrano percepire un reale impegno della propria azienda in questo senso. Circa un lavoratore milanese su tre (32%) dice che l’opinione che ha dell’azienda è cambiata in meglio dopo l’introduzione di benefit relativi alla salute. Di spazio per migliorare però ce n’è un botto: solo uno su due (50%), infatti, si dice soddisfatto dell’offerta di sanità integrativa attualmente a sua disposizione. Più di uno su quattro (27%) ritiene possibilissimo che nei prossimi mesi la integrerà con un’assicurazione sanitaria individuale, come già fatto dal 13% degli intervistati.

E voi raga, come siete messi?

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