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L’invidia è una brutta cosa, ma pare che migliori la memoria

Questo sentimento può avere risvolti positivi: stimola concentrazione e memoria, e può essere una motivazione per perseguire il successo con determinazione.

L’invidia è una brutta cosa, eppure è impossibile non provarla. Dai, anche al più umile, generoso e altruista di noi sarà capitato di provare questo acidissimo sentimento, ci sta. Il collega che ottiene la promozione, l’amica che si sposa, la coppia di amici che compra casa, la sciura che vince l’iPhone all’Esselunga.

E noi a rosicare. Siamo umani, rientra tutto nella normalità. A meno che questa invidia poi non degeneri in altro, chiaro. Allora meglio fare un check con lo psico. La news di oggi, comunque, riguarda l’invidia diciamo… positiva, quella che si limita a pensare “perché lui sì e io no”, e finisce lì. Pare che questa emozione, infatti, alla fine non sia così diabolicamente nociva, anzi. Potrebbe persino avere un lato positivo, niente di meno. Sarebbe in grado, infatti, di stimolare la nostra mente e migliorare la memoria.

Capiamoci qualcosa. Immaginatevi mentre gioiosamente brontolate sulla nuova Birking Bag della vostra amica o sul viaggio-safari in Namibia del vostro collega Pensieri negativi giusto? Beh in realtà state facendo un favore al vostro cervello.

Secondo il dottor Richard H. Smith, l’invidia è tutto una questione di sguardo malizioso. Infatti, invidiare in latino significa guardare con malizia, quindi non c’è da stupirsi se ci rende così attenti ai dettagli. Ecco spiegato perché ricordiamo (o ricordavamo) meglio il nome del ragazzo più figo (o della ragazza, chiaro) della nostra università rispetto a quello della nostra professoressa.

Alcuni ricercatori dalla Christian University di Fort Worth e dell’Università di Austin sono andati in giro a chiedere agli studenti di raccontare quando si sono sentiti invidiosi. Poi, hanno fatto loro leggere un mucchio di interviste finte e mostrato foto di gente altrettanto finta, alcuni belli o ricchi da far venire l’invidia anche al tuo gatto. Risultato? Chi aveva già confidato i momenti di invidia ha ricordato più facilmente i dettagli delle persone belle e ricche nelle interviste. Ed ecco spiegata l’associazione invidia-memoria.

La dottoressa Sarah E. Hill si è inserita nella ricerca per consigliare di trasformare l’invidia in un’opportunità di self glow-up. Basta imparare dalle persone che invidiamo e applicare le loro strategie di successo alla nostra vita. Che genialata eh! Cioè, invidiate Elon Musk? Bè, fate come lui e avete risolto.

Facilissimo proprio.

Secondo la doc ci sono altri due modi di affrontare l’invidia, a nostro parere più fattibili. Il primo è quello di guardarsi allo specchio e dire: “Ecco, ho questa mancanza, questo difetto. Forse dovrei lavorarci su.” Accettare i nostri difetti è come accettare che non siamo perfetti, e onestamente, a volte dovremmo tutti ricordarci che possiamo sbagliare.

Il secondo modo è prendere l’invidia e trasformarla in ispirazione. Guardare qualcuno che ha ottenuto qualcosa di fantastico e dire: “Wow, voglio anche io qualcosa del genere!”. È un po’ come guardare un vestito fantastico in vetrina e dire: “Hmm, mi piace, ma vorrei adattarlo al mio stile personale.” Quindi, sì all’invidia, ma solo se la trasformiamo in benzina o carburante per il nostro miglioramento.

Vabbè raga, questa è la teoria. Poi la pratica, si sa, è un’altra cosa.

Autrice: Francesca Tortini

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