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Zero stimoli e zero motivazioni al lavoro? Forse soffri di bore out (che no, non è il burnout)

Se il burnout riguarda il troppo lavoro e l'eccesso di stress, il bore out è invece la condizione di chi ha zero stimoli, zero motivazione e zero interesse per quello che fa.

Immagina questa scena: sei in ufficio, il tuo compito del giorno è così noioso che persino contare le auto nel parcheggio sembra un passatempo più interessante. Questa non è semplicemente “una giornata no”, ma il temuto bore out. È quella sensazione di vuoto cosmico, quel mix letale di noia e apatia che trasforma ogni giornata lavorativa in un loop infinito. Non confonderlo col burnout, che invece ti spreme come un limone; qui, il problema è che il limone non lo usi proprio.

Tutto parte dal lavoro: troppo facile, troppo ripetitivo, o peggio, insignificante. Zero stimoli. Ti siedi alla scrivania e già sai che non imparerai nulla di nuovo, non risolverai nulla di figo, e nessuno si accorgerà se metti una virgola al posto giusto o sbagli colore in un grafico. Pian piano, la noia diventa una compagna di vita e, senza accorgertene, ti ritrovi a scrollare i social mentre il cervello è in sciopero generale.

La differenza col burn out? Quello ti prosciuga per eccesso: troppe scadenze, troppe responsabilità, troppe mail con l’oggetto URGENTE. Il bore out, invece, ti svuota per difetto: troppe pause caffè, troppe chiacchiere sul meteo e zero obiettivi. In entrambi i casi, il risultato è un lavoratore esausto, ma il bore out è subdolo: ti fa sentire inutile senza nemmeno farti sudare.

Bore out, i sintomi dello sbatti

I sintomi sono inequivocabili: la concentrazione sparisce, la motivazione ti abbandona e anche il tuo corpo inizia a ribellarsi. Mal di testa, insonnia e quell’intestino che decide di diventare il tuo peggior nemico. Tornare a casa dopo il lavoro, anziché un sollievo, diventa il momento in cui realizzi che la tua frustrazione ha fatto le valigie per seguirti anche lì.

E no, non basta aspettare che passi da solo. Il bore out è come quel collega invadente: se non gli dici chiaramente di smettere, ti rovina la giornata. Quindi, devi agire. Il primo passo è parlare: col capo, coi colleghi, col tuo gatto se necessario, ma parla. Ammetti che sei bloccato, insoddisfatto e alla ricerca disperata di stimoli. Magari il tuo capo non se ne accorge, o forse sì, ma ha bisogno di sentirlo da te per fare qualcosa. Poi, datti una mossa: iscriviti a un corso, proponiti per progetti nuovi o cambia direttamente lavoro.

Sì raga, soliti consigli. Ma questi sono, inutile girarci intorno. Per generare evoluzione e cambiamento, bisogna iniziare a rompere l’immobilità e FARE.

Fi*a quanta saggezza.

Non c’è niente di male a cercare un ambiente che ti dia quella scintilla che manca. E, soprattutto, ricorda che il lavoro non è tutto: torna a dedicarti ai tuoi hobby, ai tuoi amici e alla tua vita fuori dall’ufficio. Ricordati che il bore out non è solo noia: è un campanello d’allarme che ti urla che stai sprecando tempo ed energie. Quindi ascoltalo e fai qualcosa prima che quella noia si trasformi in un abisso da cui uscire è ancora più difficile. Cerca un altro lavoro se puoi, senza necessariamente rivoluzionare tutto: a volte è più che sufficiente cambiare ambiente, capi, colleghi, zona.

Autrice: Rebecca Manzi

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