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Quando l’ex sparisce (ma non del tutto): parliamo di “orbiting”

Se già il ghosting (quando una “frequentazione” sparisce nel nulla peggio di Houdini, neanche avessi la peste bubbonica) ci faceva saltare i nervi, eccoci a parlare dell’orbiting, un’altra dinamica tipica (purtroppo) delle relazioni che testimonia una palese bastardaggine di fondo. Dai, sicuro anche voi avete quell’ex – o peggio, quel tipo/a con cui vi stavate frequentando […]

Se già il ghosting (quando una “frequentazione” sparisce nel nulla peggio di Houdini, neanche avessi la peste bubbonica) ci faceva saltare i nervi, eccoci a parlare dell’orbiting, un’altra dinamica tipica (purtroppo) delle relazioni che testimonia una palese bastardaggine di fondo. 

Dai, sicuro anche voi avete quell’ex – o peggio, quel tipo/a con cui vi stavate frequentando – che da un giorno all’altro vi ha rimbalzato senza preavviso. Vuoto assoluto. Zero chat. Zero risposte. Silenzio radio.

Maaa (e qui arriva il bello), su Instagram vi stalkera peggio della CIA. Visualizza tutte le storie in tempo zero, vi riempie i post di like, e magari vi butta pure qualche commentino tattico con emoji random giusto per farvi impazzire.

Ma perché? Che c*o vuole?

Veloce brif: che roba è l’orbiting?

Il termine “orbiting” lo ha coniato nel 2018 la blogger Anna Iovine per descrivere esattamente questo fenomeno: la frequentazione in questione vi ghosta, ma continua a ronzarvi intorno sui social, rimanendo nella vostra “orbita digitale” senza mai tornare a parlare davvero con voi.

Come dice la Iovine: “Ti tiene nella sua orbita – abbastanza vicino da vedersi; abbastanza lontano da non parlare mai”.

Che stron*o/a, possiamo dirlo forte.

Già essere mollati non è bello, se poi ci si mettono anche con questi giochetti, diventa un loop infinito di illusioni e false speranze.

Da un nuovo studio dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca (Ghosting and orbiting: An analysis of victims’ experiences), è emerso che su 208 teenagers intervistati, la maggioranza ha detto che preferirebbe essere lasciata di botto, piuttosto che rimanere appesa senza motivo. E in effetti, ci sta: meglio una mazzata diretta che uno stillicidio eterno fatto di like ambigui e visualizzazioni tossiche.

Ma quindi, che si fa?

Semplice. Come diceva un vecchio saggio: “Blocca e non pensarci più“.

Fine del problema.

Autrice: Martina Gallazzi

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