Imbruttiti, sapevamo che avere un negozio in Galleria Vittorio Emanuele II non fosse esattamente economico. Forse però non avevamo ben presente QUANTO non lo fosse, e soprattutto quanto rendesse tutto questo al Comune di Milano.
Nel 2026 gli incassi legati alla Galleria sono destinati a superare per la prima volta i 90 milioni di euro. Una cifra record, soprattutto se pensiamo che nel 2010 Palazzo Marino ne incassava circa 10 milioni.
In sedici anni, quindi, siamo passati da 10 a oltre 90 milioni. E soltanto negli ultimi cinque anni l’aumento è stato del 70%, visto che all’inizio del secondo mandato di Beppe Sala gli incassi erano intorno ai 53 milioni. Stica…
La Galleria rende al Comune più di A2A
Per capire di che cifre stiamo parlando basta fare un confronto piuttosto curioso.
Nel bilancio 2026 il Comune di Milano prevede di ricevere 121 milioni di euro di dividendi da SEA, la società che gestisce gli aeroporti milanesi, e 82 milioni da A2A.
La Galleria, con i suoi oltre 90 milioni, si piazzerebbe quindi in mezzo. Se fosse una società partecipata dal Comune, per intenderci, renderebbe più di A2A e sarebbe seconda soltanto a SEA.
Mica male per quello che noi continuiamo a chiamare semplicemente “il Salotto di Milano”. Secondo l’assessore al Bilancio e Demanio Emmanuel Conte, questi soldi «si trasformano in servizi per la nostra città».
Quanto costa avere un negozio in Galleria?
Dietro all’aumento degli incassi ci sono soprattutto le gare per aggiudicarsi gli spazi commerciali. E quando a contendersi una vetrina sono alcuni dei marchi più importanti del lusso mondiale, diciamo che le offerte tendono a salire leggermente.
Uno degli esempi più clamorosi è Tiffany, che per lo spazio precedentemente occupato da Swarovski nell’Ottagono è arrivata a offrire 3,6 milioni di euro all’anno, sette volte la base d’asta.
Balenciaga pagherà invece 2,5 milioni l’anno, mentre Loro Piana è arrivata a 2,3 milioni.
Il record assoluto rimane però a Dior, che per uno spazio più grande versa circa 5 milioni di euro all’anno. Cinque milioni. Di affitto. All’anno.
Negli ultimi cinque anni sono stati firmati 40 contratti e aperti 15 nuovi negozi. Tra gli ultimi arrivati ci sono The Bridge e Montblanc, mentre prossimamente toccherà anche a Balenciaga, Piumelli e Stroili.
Il Comune ha inoltre iniziato a utilizzare economicamente anche alcuni spazi interni e ai piani superiori della Galleria che prima non producevano entrate.

La corsa al rialzo degli affitti ha anche qualche eccezione. Il Comune ha infatti deciso di mantenere tre librerie con canoni calmierati, per preservare attività considerate storiche o culturalmente importanti all’interno della Galleria.
Si tratta di Rizzoli e Bocca, le cui concessioni sono state rinnovate, e Feltrinelli, per la quale è prevista una nuova gara.
Quindi sì, ormai una vetrina nell’Ottagono può valere milioni di euro l’anno, ma almeno tra una borsa da qualche migliaio di euro e una gioielleria possiamo ancora comprarci un libro.
Il gemello digitale
La prossima novità riguarda invece la gestione del monumento. Gli 80mila metri quadrati e circa 1.300 spazi della Galleria sono stati mappati per crearne un gemello digitale.
Detta così sembra che stiano costruendo la Galleria nel Metaverso. In realtà l’idea è molto più utile.
Si tratta di una replica digitale tridimensionale dell’intero complesso, nella quale verranno raccolte informazioni su materiali, impianti, geometrie, lavori effettuati e stato di conservazione.
In pratica, invece di avere informazioni sparse in decine di archivi differenti, il Comune potrà avere una specie di enorme carta d’identità digitale della Galleria, aggiornata nel tempo.
E qui entrerà in gioco anche l’intelligenza artificiale, che tanto ormai non possiamo più farne a meno.
Incrociando i dati raccolti con quelli storici, l’intelligenza artificiale potrà aiutare a individuare in anticipo problemi come infiltrazioni, crepe o deterioramento dei materiali, permettendo di programmare gli interventi prima che la situazione peggiori.
Il modello potrà essere utilizzato anche per simulare l’impatto di cantieri, eventi e grandi flussi di visitatori e per tenere sotto controllo lo stato dei singoli spazi commerciali.
Insomma, dopo aver trasformato le sue vetrine in una macchina da oltre 90 milioni di euro l’anno, adesso la Galleria avrà pure il suo gemello digitale.
Più Milano di così, onesti, era difficile.









