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Lettera d’affetto al mio cane, l’unica gioia in quesa vita di merda

Ciao Joy,so perfettamente che non sai leggere, non ti preoccupare; ti leggerò io stesso questa ode d’amore mentre sarai intento a leccarti i peli del culo o ingurgitare il tuo peso specifico in crocchette al manzo e verdure. So che è inutile dirti ad alta voce che ti amo tantissimo, perché non avresti la stessa […]

Ciao Joy,
so perfettamente che non sai leggere, non ti preoccupare; ti leggerò io stesso questa ode d’amore mentre sarai intento a leccarti i peli del culo o ingurgitare il tuo peso specifico in crocchette al manzo e verdure. So che è inutile dirti ad alta voce che ti amo tantissimo, perché non avresti la stessa reazione di quando apro una vaschetta di mortadella e mi guardi con gli occhi di Meghan Markle al pensiero dell’eredità del suo principe Harry. Tant’è, ti scrivo comunque.

Mi hai cambiato la vita. E non lo dico con la stessa leggerezza con cui tu pisci sull’anta del mobile in camera credendo che sia il tronco di una betulla, no Joy. Intendo che mi hai fatto diventare deficiente. Mai avrei pensato di svegliarmi tutte le mattine e avere in testa un pensiero fisso; l’unico precedente era l’uscita di scena di Paolo Meneguzzi nel 2009. E il mio pensiero fisso è riuscire a svegliarmi dieci minuti prima per portarti a scacazzare in giro, te pensa Joy. Mi spiace che non ti sia capitato un destino alla Matilda di casa Ferragni: spero comunque che il parco di drogati sottocasa possa aver fatto breccia nel tuo cuore.

Tantomeno avrei pensato di fare tutto ciò che un fotoreporter di National Greographic fa durante un viaggio nella savana africana: il book fotografico di ogni tuo respiro, vomito, perdita di pelo e più te ne venissero in mente più vedi di star tranquillo perché sicuramente ce le ho nel telefono o, anzi, già stampate e incorniciate. Mai Joy, mai avrei pensato che potessi finire per amarti così tanto; ché se solo avessi trattato il mio primo fidanzato con amore solo un quinto di come io ti tratti, a quest’ora mi avrebbe già intestato casa, macchina e pure sua madre.

Cioè Joy, ti rendi conto che ti chiamo amore? Ti rendi conto che io mi compro il minestrone a 24 centesimi con dentro l’amianto e a te la carne selezionata direttamente da Carlo Cracco e cotta al sole tibetano di un agosto del lontano 1995? O che ti abbia comprato le salviettine alla camomilla bio, vegan e vattelappesca per non farti venire il prurito quando ti pulisco, mentre io mi faccio la doccia interamente col detergente intimo perché per comprartele ho ipotecato la macchina? O che non esca coi miei amici – giuro che non è mai stata una scusa – perché altrimenti rimani solo la sera per due ore e sia mai che tu ti senta solo? Ecco, esattamente un deficiente per amore di uno che abbaia all’ombra della sua stessa coda. Va beh, dai, due deficienti facciamo.

Spero nel profondo del mio cuore di essere ciò che per te è la visione di un palo immacolato non ancora pisciato o, quantomeno, un pezzettino di salsiccia che mi cade a terra mentre la taglio per un risotto. Perché comunque, la vita senza di te sarebbe anche stata una vita con ancora quattromila euro da devolvere al veterinario, perché ne hai avute più tu che una stagione di Grey’s Anatomy, ma sarebbe comunque stata una vita di merda come quella di adesso, ma almeno la sera una carezza da dare a qualcuno c’è sempre.

ps: smettila di credere di poter far la cacca e poi mangiartela, ma chi sei? Gianni Morandi? Dài.

Credit immagine di copertina

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