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Che cos’è, oggi, l’ufficio? Una petizione vuole cambiarne la definizione, e voi potete contribuire

Patrizio Ambrosetti, guru dei nomadi digitali, ha lanciato una petizione per cambiare la definizione di ufficio nel dizionario, in modo da includere, oltre al luogo fisico, anche smart working e team decentralizzati. Ecco come partecipare

Imbruttiti, ci tocca essere ripetitivi per ribadire un concetto che ormai molti di noi hanno assimilato. Lavorare non significa necessariamente andare in office. La pandemia ha cambiato un bel po’ le carte in tavola, puntando i riflettori sull’utilità e l’efficacia dello smart working. Sono cambiate le nostre priorità, molti di noi hanno preferito addirittura licenziarsi pur di non tornare a poggiare il culo per 8 ore in ufficio. Ufficio… che cos’è, oggi l’ufficio? Uno spazio fisico, con scrivanie e sedie? La casa, se ci lavoriamo, può essere considerata ufficio? E il locale con il wi-fi dove possiamo portare il Mac? Non sono, anche quelli, in qualche modo, luoghi di lavoro? Filosofeggiando un po’, è interessante riflettere su come sia cambiato il concetto di ufficio, sempre meno fisico e sempre più astratto. Ecco perché Patrizio Ambrosetti, il nomade digitale per eccellenza, ha deciso di lanciare la petizione Let’s change the word ‘office’ in the dictionaries, to help those who are losing their job, per cambiare la definizione di ufficio nel dizionario.

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Patrizio Ambrosetti

Ambrosetti, che aiuta le aziende a trasformare i propri dipendenti in nomadi digitali, vuole con questa petizione sostenere coloro che desiderano poter lavorare in luoghi differenti dall’ufficio fisico, sensibilizzare le aziende sulla possibilità di abbracciare il lavoro remoto come politica aziendale e favorire, grazie ad esso, il lavoro nei Paesi sottosviluppati. Ambizioso. La petizione, lanciata su change.org il 15 novembre, ha l’obiettivo di chiedere ai dizionari di tutto il mondo di modificare la definizione della parola ufficio, passando dal riferimento a un luogo fisico a un concetto più ampio che include la possibilità di lavorare da remoto. Cosa che – in effetti – molti di noi stanno facendo. 

“In latino, officium significa servizio/dovere e per i Romani equivaleva quindi a fare il lavoro senza menzionare un luogo fisico preciso – ha spiegato il guru – La pandemia e l’esplosione del lavoro remoto hanno favorito la nascita di nuove esigenze e nuovi bisogni. Grazie al lavoro a distanza le persone hanno recuperato il proprio tempo, le proprie relazioni, le proprie connessioni e la propria salute e non sono più disposte a rinunciarvi. Questo ha anche portato un grande cambiamento e benefici per le persone disabili che potranno avere più scelta nel lavoro e flessibilità. È tempo di tornare alle radici e dare un nuovo significato aggiornato alla parola ufficio, modificandone la definizione sul dizionario”. Il termine, quindi, dovrà essere un concetto astratto che faccia riferimento al lavoro da remoto, ma anche ai team decentralizzati e alla possibilità di lavorare ovunque una persona lo desideri.

Ocio che qui entrate in gioco anche voi: chiunque lo desideri può, infatti, proporre la definizione del termine ufficio che ritiene più corretta e quella che riceverà più voti sarà poi sottoposta ai dizionari di tutto il mondo. “Una sola voce da sola non farà il cambiamento – ha continuato Ambrosetti – è necessario essere uniti per scegliere tutti insieme una nuova definizione di ufficio, che rispecchi il nostro tempo e le nuove esigenze dei lavoratori. Solo insieme avremo la forza per essere ascoltati e dare vita a questa rivoluzione positiva, presentando la nuova definizione agli editori di dizionari di tutto il mondo. Noi umani viviamo per il progresso e una volta che progrediamo è molto difficile tornare indietro”. Imbruttiti, che ne pensate? Qual è secondo voi la più giusta definizione di ufficio?

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