Una volta si diceva che la malattia servisse per rimettersi in piedi e le ferie per ricaricare le pile. Oggi, invece, sembra che basti avere il portatile a portata di mano e una connessione internet per continuare a lavorare praticamente ovunque. Dal letto con la febbre, dalla spiaggia sotto l’ombrellone o dal divano di casa dopo cena.
A fotografare questa situazione è il nuovo sondaggio European Always-On Workforce 2026 pubblicato da ilCVperfetto, che racconta una realtà piuttosto chiara: in Europa la cultura della reperibilità continua è ormai diffusissima e il confine tra lavoro e vita privata è sempre più sfumato.
Si lavora anche quando si sta male
Secondo il sondaggio, l’85% dei lavoratori europei ha continuato a lavorare almeno una volta pur sentendosi male, invece di prendersi un giorno di malattia.
Nel dettaglio:
- il 30% dice di farlo spesso;
- il 55% lo fa occasionalmente;
- appena il 15% riesce a fermarsi davvero.
Insomma, per moltissimi dipendenti avere la febbre, il mal di testa o altri problemi di salute non significa automaticamente mettere in pausa il lavoro. Ma perché???
Lavorare fuori orario? Tutto normale
La giornata lavorativa, sulla carta, dovrebbe finire a un certo orario. Peccato che nella pratica succeda sempre meno. Secondo il report, l’88% dei dipendenti lavora almeno occasionalmente oltre l’orario previsto, tra email, messaggi, telefonate o attività da chiudere.
Ancora più impressionante il dato relativo alla frequenza: il 58% lo fa più volte alla settimana. Una call al volo dopo cena, una mail inviata prima di andare a dormire o quel documento sistemato “in cinque minuti” stanno diventando abitudini sempre più diffuse.
Le ferie? Aolo un cambio di location
C’è chi parte per due settimane e imposta il messaggio automatico di assenza. E poi c’è chi, sotto l’ombrellone, continua a controllare Outlook ogni mezz’ora.
Il sondaggio racconta proprio questo.
Solo il 37% riesce a disconnettersi completamente durante le vacanze.
Tutti gli altri mantengono un qualche tipo di contatto con il lavoro:
- il 47% controlla ogni tanto email e comunicazioni;
- il 14% lo fa regolarmente;
- il 2% continua addirittura a lavorare o partecipa a call e riunioni.
Nel complesso, il 63% resta in qualche modo connesso al lavoro anche durante le ferie.
Anche quando il computer resta spento, la mente spesso continua a lavorare. Scadenze, email da inviare, attività rimaste in sospeso e riunioni della settimana successiva continuano a occupare spazio anche durante il tempo libero.
Alla domanda sulla difficoltà di disconnettersi mentalmente dal lavoro, gli intervistati hanno risposto così:
- il 10% dice di pensarci sempre;
- il 31% spesso;
- il 37% qualche volta;
- il 17% raramente;
- appena il 5% mai.
In totale, il 78% ammette di avere almeno qualche difficoltà a staccare davvero, mentre per oltre quattro lavoratori su dieci questa sensazione è frequente o costante.
Chiedere ferie fa sentire in colpa
Anche prendere un giorno libero, per molti, è diventato motivo di stress.
Il 53% dei dipendenti racconta di provare almeno qualche volta ansia o senso di colpa quando chiede ferie o permessi.
Chi riesce a vivere serenamente questo momento rappresenta ormai una minoranza: appena il 20% dice di non avere alcun problema nel prendersi del tempo libero.
Perché è così difficile staccare dal lavoro?
Il sondaggio ha cercato anche di capire quali siano le cause di questa reperibilità continua.
Le risposte mostrano che il problema nasce da un insieme di fattori organizzativi, culturali e personali.
Tra gli aspetti legati all’organizzazione del lavoro emergono:
- la mancanza di colleghi che possano coprire le attività durante l’assenza (30%);
- un carico di lavoro difficile da gestire entro l’orario previsto (27%).
Sul fronte della cultura aziendale pesano invece:
- le aspettative dei manager (28%);
- il senso di colpa (18%);
- la paura di poter essere facilmente sostituiti (14%).
Ci sono poi elementi più personali, come:
- la difficoltà nel separare lavoro e vita privata (15%);
- le notifiche delle app aziendali sempre presenti sul telefono (17%);
- il timore di perdere comunicazioni importanti (9%).
Il confine tra ufficio e vita privata continua ad assottigliarsi
Secondo Jasmine Escalera, esperta di carriere per ilCVperfetto, il problema nasce dall’accumulo di tante piccole abitudini quotidiane.
“Essere sempre disponibili e reperibili è il risultato di tante piccole scelte quotidiane, più che di un singolo comportamento. Che si tratti di controllare le email in vacanza, rispondere ai messaggi dopo l’orario di lavoro o continuare a lavorare quando non si sta bene, il risultato è lo stesso: per molti dipendenti il confine tra lavoro e vita privata si fa sempre meno netto.”
Una fotografia che, probabilmente, farà annuire parecchi milanesi. Perché il classico “controllo solo un’ultima mail e poi chiudo” spesso finisce con un’ora davanti al computer. E quella reperibilità che sembrava un’eccezione, giorno dopo giorno, rischia di trasformarsi nella regola.









