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I libri di scuola costano sempre di più, ma il Governo sta pensando di renderli detraibili

Tra il 2019 e il 2024, i prezzi sono saliti fino all’8% alla secondaria di primo grado e fino al 9% alla secondaria di secondo grado.
8 Settembre 2025

I genitori hanno sempre ben presente quanto spendono per i loro ragazzi, ma dalla prima media in avanti, quando arriva la “sberla” dei libri a inizio anno, ci vuole sempre un po’ a riprendersi. Secondo l’Antitrust (quelli che in teoria tengono d’occhio le furbate delle aziende), negli ultimi anni, i prezzi dei libri scolastici sono saliti in linea con l’inflazione… solo che gli stipendi no. Quindi a settembre (cioè adesso) migliaia di famiglie vivono un trauma: visto che dalle medie in poi l’istruzione è completamente a loro carico, la faccenda comincia a pesare in tutti i sensi.

Ma di quanto sono saliti i prezzi? Capiamo

Tra il 2019 e il 2024, i prezzi sono saliti fino all’8% alla secondaria di primo grado e fino al 9% alla secondaria di secondo grado e una famiglia spende circa 580 euro per l’intero ciclo delle medie e 1.250 euro per quello delle superiori. Gli editori (per lo più Mondadori, Zanichelli, Sanoma, La Scuola – i “fantastici 4” dell’editoria scolastica) spiegano che è colpa del rincaro di energia e carta. Vero. Ma intanto, mentre il numero di studenti cala (meno 600.000 dal 2019), le vendite di libri salgono: +13% in dieci anni, per un totale di 800 milioni di euro l’anno. 

Nel 2012-2013 una legge aveva detto: “Usiamo i libri digitali, costano meno e sono più moderni”. Più di dieci anni anni dopo, siamo ancora lì: la stragrande maggioranza delle scuole usa i cartacei. E pesano pure più della media europea. Una gioia per le schiene degli studenti.

Perché non si usano i digitali?

L’Antitrust ha pronta una lista di motivazioni:

  • Poche scuole con tablet e computer disponibili;
  • Insegnanti poco formati sul digitale;
  • Le piattaforme degli editori non aiutano;
  • Fare un libro digitale serio (con contenuti multimediali, non solo il PDF del cartaceo) richiede lavoro. E quindi soldi. E indovinate chi finirebbe per pagarli?!

C’è poi la grande frequenza con cui i testi vengono cambiati, fra un ciclo e l’altro. Quindi anche se il fratello maggiore ha lasciato i libri in ottimo stato, difficile il riciclo: alle medie si cambia il 35% dei testi, alle superiori il 40%. E le nuove edizioni? Non sempre rivoluzionarie. Spesso si tratta di aggiornamenti minimi spacciati per novità assolute, con buona pace del Codice di autoregolamentazione degli editori, che lascia agli editori ampia libertà di “creatività”.

C’è però il mercato dei libri usati, che vale circa 150 milioni di euro all’anno, secondo una stima dell’Antitrust. Ma resta un far west: quasi tutto passa tra privati e le cifre ufficiali sono un mistero. E i tetti di spesa imposti per legge? In teoria ci sono. In pratica vengono superati regolarmente, perché nessuno verifica cosa scelgono i docenti. Intanto, il Ministero dell’Istruzione ha aumentato i fondi per aiutare le famiglie a basso reddito: da 133 a 139 milioni entro il 2027. Bene, ma… c’è un problema: i soldi arrivano tardi, spesso a scuola già iniziata, dopo un labirinto burocratico che passa da Ministero a Regioni a Comuni, per poi – forse – finire alle famiglie.

La prossima mossa della politica potrebbe essere quella di rendere detraibile la spesa per i libri nella dichiarazione dei redditi. Fino a 190 euro per figlio, sempre a seconda del reddito… ma insomma, meglio di un dito in un occhio.

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