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A Bologna ha aperto la prima “osteria a tempo”: meno stai al tavolo, meno paghi

Se metà della bellezza dell’andare al ristorante è data dal poterci mettere le tende quanto basta per godersi pranzo o cena, c’è un’osteria a Bologna in cui il tempo è davvero denaro. Ora vi spieghiamo perché.Al Vâgh íñ ufézzí – mettete via il dizionario, non è finnico, significa semplicemente vado in ufficio in bolognese – […]

Se metà della bellezza dell’andare al ristorante è data dal poterci mettere le tende quanto basta per godersi pranzo o cena, c’è un’osteria a Bologna in cui il tempo è davvero denaro. Ora vi spieghiamo perché.

Al Vâgh íñ ufézzí – mettete via il dizionario, non è finnico, significa semplicemente vado in ufficio in bolognese – non si paga ciò che si è ordinato ma il tempo trascorso al tavolo. Minuti, ore, fate voi: all’osteria di via dei Coltelli sono le lancette a stabilire l’ammontare del conto.

Antonella De Sanctis e Mirco Carati, titolari dell’osteria a tempo, intervistati da BolognaToday hanno raccontato da dov’è arrivata questa super idea; anche se non è farina del loro sacco, ma un lascito del passato, è sembrata perfetta per questi tempi strambi:

“Per sopravvivere agli effetti del coronavirus, che per noi si sono tradotti in una drastica riduzione dei coperti con l’aggravante di avere un locale molto piccolo, abbiamo meditato una vera e propria trasformazione. Ci hanno parlato di un vecchio locale di via del Pratello, il Ghiton, in cui si mangiavano (con cucchiai collettivi legati ai tavoli con una catenella) solo fagioli. Più si stava, più si mangiava e si pagava appunto proporzionalmente al tempo trascorso. La lampadina si è accesa e senza tradire la nostra natura e la nostra cucina, abbiamo deciso di provare una strada senza dubbio originale che consentirà a più persone (con lo stesso budget, la stessa qualità e le stesse porzioni) di cenare da noi prenotando una fascia oraria e consumando a volontà in quel lasso di tempo“.

Tick tok, lunedì 5 ottobre si sono sincronizzate le lancette e accesi i fornelli. Una volta prenotato un tavolo, indicato il numero di persone e il tempo che vi si desidera trascorrere (minimo un’ora), non resta che darci dentro.

Il menù, raccontano, non ha subito cambiamenti: “Rispetto a oggi (i nostri piatti sono tradizionali, ma la cucina non è solo bolognese) da sei portate arriveremo a nove, tutte scritte per bene sui nostri classici fogli di carta paglia. In quel lasso di tempo si mangia e si chiede anche il bis o un’altra portata, senza limiti. Dall’antipasto al dolce, passando per le crescentine. Il vino è escluso. Allo scadere dell’ora prenotata i clienti devono lasciare il posto a chi viene dopo di loro”.

Tutto molto bello e Imbruttito a voler ben vedere, ma i prezzi? “Da un calcolo fatto sullo scontrino medio, un’ora di osteria costerà 18 euro a persona e per due ore si pagheranno 26 euro. Nei periodi in cui ci saranno delle pietanze speciali come quelle a base di tartufo (lo amiamo!) ci sarà naturalmente un piccolo sovrapprezzo che ci consentirà di affrontare i costi della materia prima”, conclude Antonella dando una risposta esaustiva a quella che per molti è una patata bollente.

Foto: Valeria Scotti

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